La campagna dei media

Forse sono monotono nel ribadire la mia convinzione che i media in queste elezioni hanno un ruolo mai assunto prima; è inedito perché essi appoggiano la candidatura di un’area politica esclusa in passato dall’arco costituzionale, è un ruolo nuovo perché cavalca un passaggio storico cruciale supplendo all’afasia delle forze politiche che sembrano inconsapevoli e irresponsabili. Una supplenza gestita da gruppi editoriali altrettanto inconsapevoli e incompetenti ma molto più attrezzati di mezzi di persuasione occulta e palese delle masse.

Seguo prevalentemente le trasmissioni serali della 7, di sky news 24, di qualche talk show di Rai 3. Inoltre seguo, con cura forse eccessiva, quanto emerge da Facebook e dalla selezione automatica di notizie del telefonino. Si tratta di un complesso di titoli, di flash d’agenzia, di brevi articoli, di opinioni che presumo bombardino anche i miei concittadini che hanno un profilo sociale simile al mio. Osservo che gran parte della stampa è in mano alla destra, una miriadi di testate diffuse sul territorio più e meno palesemente legate alla compagine elettorale di destra e il resto delle testate, per darsi un tono indipendente e super partes, non si risparmiano attacchi sistematici al PD di Letta che bilanciano gli attacchi a Meloni e Salvini. Poi c’è l’area dell’editore Cairo e del Fatto quotidiano che ormai orchestra sapientemente una zattera di salvataggio per non far affondare Conte. Ma questo impegno diretto nella campagna elettorale fa emergere quanto siano poco attrezzati, incompetenti, scarsamente colti i giornalisti e gli opinionisti. Nella trasmissione Mezzora in più di Lucia Annunziata i nuovi dibattiti elettorali in cui sui due lati del tavolone sono schierati rispettivamente i politici di un partito e altrettanti giornalisti di varia estrazione senza apparentemente una scaletta per le domande, i politici ne escono sempre piuttosto bene mentre i giornalisti formulano domande spesso banali o mal poste.

Ieri sera, nella prima puntata di stagione di Floris, di cui ho visto solo la prima parte fino all’intervista di Di Battista per poi passare alla visione della seconda puntata di Hobbit, ho avuto la misura di quanto sia brutale e scoperto il ruolo della trasmissione, spesso sbilenco e diseducativo. La lunga e noiosa introduzione comica di Luca e Paolo, noiosa perché troppo lunga e scontata, introduce l’intervista di Bersani che purtroppo si presta al gioco al massacro facendo la spina nel fianco del centro sinistra, la coscienza critica, il grillo parlante. Alla prima domanda di Floris, ‘Bersani lei non si candida?’ la mia reazione è stata ‘ma è in diretta o è uno spezzone registrato?’ Avrebbe dovuto dire: ‘Bersani perché lei non si è candidato?’ Per qualche secondo la risposta non arriva e poi Bersani conferma che non si candida perché il tempo lo impone, l’età lo richiede. Un incipit incerto che insinua però un dubbio ovvio, ‘vedi, lui che è intelligente ed onesto lo hanno escluso …’ mentre questa precisazione iniziale era necessaria per chiarire allo spettatore che in questa fase la trasmissione non avrebbe intervistato direttamente candidati se non in regime di par conditio come di lì a poco sarebbe accaduto per Di Battista che è appunto non candidato in queste elezioni.

Nella seconda fase del tutti contro uno, Bersani ha mostrato che è giusto che a un certo punto si vada in pensione ma l’obiettivo di Floris era raggiunto: la confusione mentale regnava sovrana.

Ma Bolletta perché insisti su questo tema del ruolo dei media? non è nuovo. Perché in assenza di idee forti da parte delle forze politiche e in presenza di leadership sfocate o narcisistiche la supplenza dei media sta nascondendo le vere poste in gioco e condanna i cittadini a una ignoranza impotente su problemi gravi che ci sovrastano.

Fra le tante chiacchiere di questi giorni una riguarda il ruolo futuro di Draghi nel caso in cui la destra avesse un forte successo e la Meloni fosse nominata presidente del Consiglio. Sono sicuro che Draghi non farà mancare il suo appoggio al governo Meloni nelle forme che saranno possibili e compatibili con le circostanze e ciò sarà una giusta restituzione della cortesia che la Meloni ha avuto per lui quando l’hanno sfiduciato. La sua opposizione al governo Draghi fu ferma ma non preconcetta e in questo mese di sede vacante ha chiaramente incoraggiato Draghi a lavorare anche su questioni che non potevano essere considerate di ordinaria amministrazioni. La vulgata giornalistica sulla questione era ovviamente pessimistica assumendo che Draghi avrebbe staccato la spina lasciando la Meloni in balia degli eventi. Predire ora un passaggio lacerante significa creare le condizioni perché le peggiori profezie si avverino.

Ultimo esempio di confusione diffusa ad arte per peggiorare la situazione: come ho già sottolineato, molte cose ci sfuggono circa le speculazioni sul prezzo del gas e sulle attese create ad arte dai media circa la possibilità di evitare gli effetti negativi dell’inflazione sulle nostre tasche. Molti politici sostengono che tali effetti possano essere annullati con interventi dello Stato che a debito si accolli gli aumenti almeno sui consumi energetici. L’alternativa è che il problema sia risolto a livello europeo con un calmiere di cui non si conosce ancora esattamente la natura. Bechis, il direttore della Verità, se non erro, ha affermato dalla Annunziata che ovviamente l’Europa era in grado di risolvere il problema e doveva accollarsi la differenza di costo dell’energia rispetto ai livelli pre crisi. Affermazione di pura fantasia non contestata da nessuno in studio e che crea i presupposti di uno scontento e di una futura ribellione se scopriremo che la bolletta non sarà pagata dall’Europa e dovremo sobbarcarci prezzi più alti e restrizioni nei consumi. Insomma i media stanno cavalcando il tanto peggio tanto meglio lasciando i cittadini senza strumenti per capire e agire.



Categorie:Elezioni politiche 2022, Politica, Social e massmedia

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2 replies

  1. Non posso risponderti in contrapposizione dato che i tuoi argomenti sono sempre molto chiari. Convengo che è la destra a tenere campo nella editoria il che mi fa malignare nei confronti dei media e del loro schieramento alquanto singolare. Ma io sono maligno e penso che anche la cultura si possa manovrare con i soldi e questo è il momento giusto per usarli. Purtroppo nessuno è immune. Perfino “Il fatto” sembra incerto sul come orientarsi anche se penso sia stato salvato dal fallimento dal movimento 5 stelle, che, quando in auge, era diventato il loro giornale di riferimento. Uscendo dal tema non riesco a vedere chiaro l’argomento gas e petrolio per i quali l’UE vuole sanzionare la Russia e addirittura imporre un prezzo massimo. Non so se sono io in confusione o è una politica per confondere il popolo. Siamo noi a non volerlo il gas di Putin e nello stesso momento piangiamo perché Putin non ce lo dà? Raimondo cerca di illuminarmi tu che ti reputo capace di farlo. Un cordiale saluto.

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