Gruppi parlamentari

Gli ultimi sondaggi pubblicati sanciscono la vittoria della Meloni ma lasciano incerta l’entità del vantaggio assicurato dai seggi uninominali. Proprio in questi ultimi giorni i sondaggisti hanno pubblicato anche gli intervalli di confidenza delle loro stime mostrando che i confronti fatti con le sole stime puntuali potevano essere fallaci. Insomma, nonostante il gran lavorio dei media per una affermazione della destra, la situazione rimane aperta e per certi versi imprevedibile, in particolare rimane stabile ed alto il numero degli indecisi che potrebbero rinunciare a votare o decidere all’ultimo momento in senso contrario al vento prevalente che spira ora.

Un altro motivo per suggerire di non vendere prematuramente la pelle dell’orso è il fatto che il Parlamento è strutturato in gruppi che riflettono solo in parte gli esiti elettorali: immediatamente ciascun partito costituisce il proprio gruppo se ha un numero sufficiente di parlamentari oppure aderisce al gruppo misto uscendo, se vuole, dall’alleanza elettorale con cui si era presentato. Inoltre ogni eletto nei collegi uninominali dovrà decidere a quale gruppo aderire, per esempio, se gli uninominali al Nord fossero stati assegnati prevalentemente ai leghisti, quei seggi andranno alla Lega anche se la Lega avesse una percentuale di voti nella parte proporzionale più bassa di FdI. Cioè alla fine la Lega potrebbe avere un vantaggio di posizione rispetto a FdI che non corrisponde alle percentuali di consenso rilevate ora dai sondaggi. Per questo Salvini si sta impegnando allo spasimo e gira come una trottola per limitare il successo della Meloni.

questa era la struttura in gruppi dell’attuale Senato

Direte che è un dettaglio, forse lo è, ma il Capo dello Stato procederà alla costituzione del governo tenendo conto della consistenza dei gruppi parlamentari formalmente costituiti. Passeranno vari giorni dopo le elezioni per adempimenti formali che configureranno la struttura del Parlamento. Sono i gruppi che proporranno al Capo dello Stato i nomi dei possibili presidenti del consiglio. Sono portato a pensare che saranno passaggi cruciali non privi di qualche sorpresa.

Nel centro sinistra potremo assistere ad altre separazioni dopo quelle già emerse in questa fase. Il polo progressista centrato intorno al PD potrebbe scindersi in 4 parti che, a seconda delle numerosità, potrebbero confluire in parte nel gruppo misto. Ad esempio gli eletti di + Europa rimarranno nel gruppo del PD? Articolo1 riprenderà la propria autonomia o resterà nel gruppo parlamentare PD, cosa faranno Fratoianni e Bonelli? Se i democratici e progressisti costituissero un solo gruppo (cosa improbabile!) potrebbero essere il gruppo più numeroso e l’incarico esplorativo potrebbe essere dato a un nome indicato dal questo gruppo. Sì Bolletta, allora credi ancora nelle favole! Faccio questa ipotesi molto remota per dire che ci potranno essere scelte degli elettori e degli eletti che potrebbero incrinare la favola di Giorgia nazionale incoronata trionfalmente.

Ovviamente altre scelte potrebbero sorprenderci: quanto resisterà il terzo polo unito se arrivasse ad un numero di eletti che consentisse due gruppi parlamentari? Quali lacerazioni politiche ne nascerebbero tra Calenda e Renzi?

Che ne sarà del gruppo degli eletti in 5 stelle? tanti o pochi? Quali saranno i profili politici dei nuovi parlamentari? Si isoleranno lasciando alla Meloni campo libero o entreranno nel gioco delle alleanze se i problemi fossero troppo gravi per una alleanza che fosse arrivata al 45% del 60% dei votanti effettivi?

Riconosco che queste riflessioni sono tortuose e poco illuminanti ma il gioco del pallottoliere fatto su dati incerti come quelli dei sondaggi sono ancora più fuorvianti.



Categorie:Elezioni politiche 2022, Politica

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