Primi piani televisivi

Torno ancora a parlare di televisione. Come dicevo ieri, mi sembra che la qualità delle immagini e la scelta delle sequenze sia molto migliorata o, quantomeno,  sia fatta a ragion veduta secondo una logica editoriale per cui anche le immagini parlano da sole.

Ovviamente le riprese spesso si assomigliano poiché ogni personaggio ha un proprio stile o un proprio look scelto forse intenzionalmente ma certi tratti della personalità alcune  caratteristiche positive o negative sono sottolineate o enfatizzate proprio dalla ripetizione  della riproposta delle stesse sequenze. Ad esempio Casini viene spesso ripreso dal basso  verso l’alto mentre incede in modo elegante con soprabiti freschi di boutique di buona sartoria, di Bersani appaiono primi piani che sottolineano l’aspetto gioviale ed amichevole, difficile vedere Dalema sorridente ma è sempre impettito e formale. Sembra quasi che ci sia uno script coordinato per ridurre la rappresentazione dei personaggi televisivi e politici a macchiette o a santini. Insomma non solo ascolto ma guardo.

Due sere fa mi hanno colpito due sequenze in cui l’intenzione del cameramen e del montatore erano evidenti.

Il presidente Napolitano in una manifestazione pubblica sale sul palco per prendere la parola: sale su una scala con passo determinato ma con l’incertezza di una persona molto anziana, facendo attenzione a non inciampare. La ripresa riporta tutta la salita. Arrivato al leggio la telecamera zumma e il presidente compare in primo piano con in mano la cartelletta del suo discorso. Sul leggio, piuttosto piccolo, occupato da un visore di un portatile, era stato messo  un bicchiere a calice pieno d’acqua per cui il suo foglio da leggere non trovava spazio. Dopo un attimo di imbarazzo prende delicatamente il bicchiere e lo sposta in vari punti fino a trovarne uno che andava bene per poter poggiare il foglio sul leggio. Non so se chi ha deciso di far passare questa sequenza intendesse mostrare la precarietà e la vecchiaia di chi in questo momento regge i difficili equilibri di questa Repubblica e del suo tessuto di convivenza ma in me quella sequenza ha ispirato una commossa tenerezza: è stata l’immagine più evidente di come  il nostro presidente svolga un servizio con umiltà e disponibilità, del tutto spogliato dell’orpello della potenza e del potere. Nei suoi panni, e mi è successo quando avevo una ruolo di responsabilità, mi sarei interrotto avrei fatto capire che qualcuno del cerimoniale o del servizio provvedesse perché quel cavolo di bicchiere messo nel posto sbagliato fosse tolto, e avrei fatto capire che ero infastidito. Grazie presidente per il tuo esempio.

La seconda scena che mi ha colpito è stata l’intervista a Berlusconi nella sede del Milan, quella in cui ha decretato che l’anno di Monti è stato un disastro e che è giusto che il 70% dei cittadini siciliani siano schifati da questa politica. Per dar l’immagine del nuovo che avanza e che, volendo, lui sarebbe ancor in grado di risolvere positivamente la situazione sfoggiava una bella abbronzatura, una camicia senza cravatta, sportiva, indossata poco prima, un look curatissimo. Ma un cameramen cattivo e malevolo produce una ripresa di sbieco indagando da lontano sul suo volto che faceva capolino dietro a quello di una sua guardia del corpo indugiando sulla luce del sole che colpiva di striscio le sue rughe. Il montatore avrà esultato, ecco vedi qui la guancia è cadente e sembra proprio un vecchietto, mettiamolo nel prossimo servizio.

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