Giochetti mediatici

Non si capisce mai bene se gli sprovveduti ci fanno o ci sono.

La rete è invasa da post riguardanti lo sgambetto subìto da Grillo nella fase di deposito dei simboli per le prossime elezioni. Un giovanotto ha depositato prima di lui un simbolo quasi identico al suo per cui lui rischia, per rispettare l’ordine di precedenza di dover cambiare il suo! Naturalmente tutti a gridare allo scandalo e al piccolo golpe come se forze oscure siano lì a minacciare questo nuovo e splendido movimento mandato da Dio a salvare la nazione. La guerra dei simboli è vecchia quanto la storia delle elezioni, non per niente Grillo aveva fatto nottata per poter presentare tempestivamente il proprio simbolo. Naturalmente, dato l’altissimo numero di formazioni e simboli presenti sulla scheda, educare il proprio elettore a scegliere correttamente costa molti soldi. Quando non c’era la televisione, il paese veniva inondato da foglietti facsimile della scheda con la preferenza  segnata perché l’elettore memorizzasse sia il simbolo sia la posizione nella scheda. Ci fu un periodo in cui chi votava a sinistra aveva sulla scheda tre o quattro simboli recanti la falce e il martello e allora doveva cercare il libro o il garofano se voleva scegliere correttamente. La confusione regna sotto il cielo della democrazia.

Per Grillo questo è un grosso problema perché se vuole superare il 10% deve uscire dall’ambito di internet in cui i messaggi non costano, anzi rendono, dovrà stampare manifesti, depliant, volantini tutte cose che costano tanto e che lo assimilerebbero ai politici che vuole estirpare dalla faccia della terra. Ma forse è meglio rimanere con una piccola pattuglia di guastatori che danno il buon esempio restituendo il 70% dello stipendio come stanno facendo i consiglieri siciliani, controllano dall’interno la macchina dello stato e delle decisioni politiche e non si sporcano troppo le mani assumendo la responsabilità di scelte che inevitabilmente saranno difficili e pesanti. Quindi, occupare spazi giornalistici ingigantendo il problema, facendo la vittima e bucare lo schermo prendendo affettuosamente per il bavero il giornalista che lo intervista e poi abbracciandolo calorosamente. Io ci ho visto molta violenza dissimulata.

A proposito di giochetti mediatici: è capitato anche a voi di ascoltare sulla metropolitana o sull’autobus o nella fila alla posta qualcuno che telefona e che ad alta voce esprime giudizi politici, fa analisi raffinate e commenta i fatti del giorno? Forse dipende dal fatto che al telefono abbiamo perso il senso del pudore e della privacy, temo che possa anche essere un nuovo tipo di influencer che diffonde sentimenti e convinzioni che si radicano nel compagno di viaggio sonnecchiate che sta accanto.

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