Se fosse per me …

Chi mi legge sa che questo blog raccoglie non solo sfoghi e inquietudini ma spesso idee che mi appaiono ‘intelligenti’ o illuminanti e che mi appunto per non perderle nel dimenticatoio del mio cervello. Rilette a distanza di tempo mi sembrano a volte delle ingenuità.

Oggi annoto qui alcune idee circa la questione della legge elettorale, un complicato rebus in cui si sta cimentando il tenero virgulto con un misto di improntitudine, temerarietà, coraggio e forse generosità. Sono rimasto deluso dal fatto che Renzi abbia rinunciato a fare una scelta e che abbia lasciato alle altre forze, a chi ci sta, il compito di scegliere una delle tre soluzioni proposte. Il solo punto fermo pare sia  la scelta maggioritaria cioè la necessità che all’uscita dalle urne venga fuori una maggioranza (intorno ad un singolo candidato) in grado di dare stabilità all’intera legislatura. La storia di questi ultimi venti anni dimostra che la società italiana è troppo variegata e divisa per poter tollerare per troppo tempo il pensiero unico di una maggioranza monolitica. Probabilmente un buon sistema proporzionale e un parlamento che sia il luogo della mediazione, della sintesi e dell’elaborazione operata da una rappresentanza di gente perbene sarebbe la soluzione ideale. Ma questa idea non va per la maggiore in questo momento e quindi, allineandomi,  provo a ragionare adottando l’ipotesi del maggioritario.

Con l’attuale frammentazione delle forze politiche, che ha evidenziato almeno tre poli   quasi equivalenti, per poter avere una maggioranza certa e forte occorre prevedere un consistente  premio di maggioranza che la Corte Costituzionale nelle motivazioni della sentenza di prossima pubblicazione potrebbe dichiarare incostituzionale. Ma supponiamo che non sollevi la questione.

Premio come prestito

Con tre poli in campo potrebbe essere necessario regalare allo schieramento più numeroso dal 10 al 20% di posti per superare il fatidico 50% di seggi in Parlamento. Infatti ciascuno dei tre poli  al massimo può arrivare con le proprie forze al 30% di suffragi. Per essere certi che il premio non violi il criterio della rappresentanza democratica si potrebbe prevedere che il premio di maggioranza, cioè i seggi regalati  debbano essere restituiti nella successiva legislatura. Questa soluzione faciliterebbe l’alternanza tra i poli che rende un regime maggioritario democraticamente più accettabile.

Elezioni di mezzo termine

Un’altra soluzione potrebbe essere di introdurre una elezione di mezzo termine per i seggi che non sono stati conquistati con la maggioranza assoluta. Supponiamo che  si adotti il mattarellum senza il doppio turno immediato. In ogni collegio vince chi ha un voto in più degli altri. E’ possibile così che uno dei tre poli solo con il 30% dei voti possa avere anche il 75% dei seggi in parlamento se il suo 30% fosse uniformemente distribuito su tutto il territorio.  Solo i seggi di collegio assegnati con il 50% più un voto durano 4 anni mentre gli altri vanno in ballottaggio tra i due primi di ciascun collegio dopo due anni. Quindi dopo due anni il regalo di seggi per avere la maggioranza dei seggi si estingue e il vincitore di deve ripresentare nel collegio dove non aveva raggiunto il 50%. La quota assegnata dal mattarellum con il proporzionale (25% dei seggi)  durerebbe comunque 4 anni. Il vantaggio di un ballottaggio di collegio posticipato di 2 anni consiste nella possibilità per l’elettorato di tenere sotto controllo la qualità dell’azione della forza politica a cui è stata regalata in parte la fiducia e di operare una pressione forte sulla tenuta delle coalizioni. Non si avrebbe lo sfaldamento verificatosi in passato per la sicumera di poter governare impunemente per almeno quattro anni. Questo sistema rimetterebbe al centro la qualità dei candidati che potrebbero essere cambiati dai partiti che li avevano proposti. In pratica se un eletto con meno del 50% che deve andare al ballottaggio dopo due anni, non si dimostra all’altezza, si rivela  impresentabile, il partito potrebbe decidere di cambiare cavallo, tutto ciò a vantaggio di una maggiore rigore nella scelta dei candidati alle più alte rappresentanze. Se dopo il ballottaggio di nezzo termine la maggioranza svanisce e il parlamento non ne sa produrre una nuova allora viene sciolto e si rifarebbero le elezioni.

Se fosse per me, farei così.

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