Il gioco dei numeri

La legge elettorale sta diventando il banco di prova  del nuovo segretario del PD incoronato da una forte maggioranza nelle primarie di partito e blandito dalla grande stampa come il nuovo unto del signore capace di farci uscire alle secche della crisi.

Come nel gioco delle tre carte bisogna essere rapidi e sicuri per riuscire a confondere i giocatori e ottenere ciò che si vuole. Tre sono le proposte e grande è la fretta. Ma uno dei  giocatori è molto scaltro anche se invecchiato ed ha già individuato la carta vincente e punta su quella.

Renzi propone di scegliere una tra le seguenti opzioni per lui equivalenti:

  1. la legge dei sindaci,
  2. il mattarellum rivisitato,
  3. il sistema spagnolo.

In tutti e tre i casi si prevede un premio di maggioranza da regalare alla formazione o alla coalizione che ha ottenuto più voti anche se non ha superato la soglia del 50%.

Il ballottaggio

Nei primi due casi si prevede il ballottaggio tra i due migliori nelle circoscrizioni in cui un candidato non ha superato il 50%. Tutti sappiamo come funziona il ballottaggio perché siamo abituati ad usarlo nelle elezione dei sindaci. Applicato sulle circoscrizioni in cui sarà diviso il territorio potrebbe essere un buon sistema per una maggiore attenzione alla qualità dei candidati poiché la sfida sarà vinta dalle persone che localmente saranno in grado di aggregare intorno a sé più consenso e quindi i partiti designeranno personaggi ben selezionati. Ma contrariamente a quanto accade per i sindaci questi personaggi andranno ad ingrossare un gruppo che poi dovrà operare in assemblee in cui conta la disciplina. L’eterogeneità dei sindaci ‘personaggi’ viene mitigata dal controllo sociale dei cittadini amministrati. L’altro difetto del ballottaggio è che all’interno delle circoscrizioni elettorali si costituirebbero dei potentati personali di ‘personaggi’ eminenti in grado di portare propri voti disgregando ulteriormente i partiti. La soluzione del mezzo termine che proponevo ieri sarebbe un possibile antidoto.

Il ballottaggio in una realtà tripolare come quella italiana premia le forze che sono in grado di aggregare intorno a se altre forze più piccole intorno a candidati solidi. Con il ballottaggio le piccole forze al di sotto del 5% nazionale hanno poche speranze di avere propri eletti a meno che non siano concentrate in territori specifici. Lega e forze locali potrebbero riavere peso a livello nazionale con rappresentanze più che proporzionali come è accaduto in passato. Il movimento 5 stelle con la sua intolleranza purista sarebbe spacciato a meno che non riesca a raggiungere il 50% in molte circoscrizioni e a meno che non si decida a schierarsi a destra o a sinistra.

Il ballottaggio determina aggregazioni ma non assicura stabilità in quanto una volta eletti i parlamentare non hanno vincolo di mandato. La stabilità nel caso dei municipi dipende dal fatto che se il sindaco viene messo in minoranza decade anche il consiglio e si rifanno le elezioni. Attuare questa regola a livello nazionale, il sindaco nazionale, significa decidere di adottare un regime personale potenzialmente autoritario.

Le circoscrizioni elettorali

Il numero e le dimensioni delle circoscrizioni elettorali o collegi, è un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione se si vuole capire il dibattito attuale.

Nel mattarellum, per l’elezione dei deputati, l’Italia è suddivisa in 475 collegi uninominali che corrispondono al 75% dei seggi da assegnare. Vince in ogni collegio chi ha un voto in più anche se ha preso il 31% dei voti. Con il mattarellum Grillo potrebbe fare il botto cioè potenzialmente prendersi il 75% dei seggi se avesse un 30% distribuito uniformemente su tutto il territorio. Ma lo stesso potrebbe valere per Renzi se la sinistra fosse compatta dietro di lui. Ma anche Berlusconi con la potenza di fuoco della suo impero multimediale potrebbe aver successo. Per questo viene proposto un mattarellum corretto con il ballottaggio che sbarrerebbe la strada a chi non riesce a formare una coalizione.

Che succede se viene ridotto il numero dei collegi? E’ la terza proposta quella che assomiglia al sistema spagnolo. Invece di 475 collegi (mattarellum) si assumono 118 circoscrizioni ciascuna delle quali elegge 4  rappresentanti con un criterio proporzionale.  L’esito all’interno di un collegio è imprevedibile: un partito con un elettorato potenziale che oscilla tra il 25 e il 30 percento è sicuro di piazzare  un eletto ma forse anche due se gli altri si disperdono molto. Le forze troppo piccole sono escluse automaticamente ma tornano preziose se si alleano con altri partiti che oscillano sul 20% (si è rifatto vivo Di Pietro!). Non essendo un collegio uninominale sarebbe possibile riinserire le preferenze in liste che possono ottenere più di un eletto. Alla coalizione o alla forza con più eletti si aggiungono come premio di maggioranza altri 92 seggi  che corrisponde al 15% del totale. In sostanza una coalizione che raggiungesse il 40% potrebbe avere una maggioranza certa in parlamento. Perché Berlusconi ha detto di preferire questo sistema? Semplice, le sue forze, che ora si sono disperse in mille rivoli che oscillano sul 5%, per avere speranza di entrare in parlamento, devono tornare forzosamente all’ovile e sotto i vessilli di Silvius barone di  Arcore potrebbero con un po’ di destrezza tornare al governo.

Quindi tutto semplice? Sull’esito finale potrebbe essere determinante come vengono costituite le circoscrizioni. Non è facile segnare dei confini in modo che le circoscrizioni siano ugualmente numerose, ci sono territori molto popolati ed altri meno e dovendo far riferimento a strutture amministrative esistenti, comuni e province, il lavoro per definire le nuove circoscrizioni potrebbe essere più lungo e difficile di quanto non appaia ora. Nemmeno a pensarci che possano essere pronte per il prossimo maggio a meno di non assumere i confini delle province ma le numerosità degli elettori sono molto diverse e i cittadini delle grandi città sarebbero sottorappresentati.  Nell’ipotesi di Renzi il numero 4 massimo 5 è un numero magico che consente di forzare quelle aggregazioni di cui parlavo. Ovviamente, se la circoscrizione di Roma o di qualsiasi altra grande città  avesse 15 rappresentanti anche piccole formazioni potrebbero ambire ad avere un proprio eletto in parlamento. Quindi la definizione di collegi equamente distribuiti in base al numero degli elettori è una fase decisiva. Ma anche questo potrebbe essere un elemento che gioca a favore di Berlusconi che avrebbe il tempo di metabolizzare una riaggregazione intorno a sé in vista di elezioni da tenere nella primavera del ’15.

Quindi Berlusconi ha scelto ma lo conosciamo ormai bene, con lui non sai mai come va a finire, nel gioco delle tre carte come in quello del poker è un maestro. Grillo è in difficoltà, un altro anno di urla, strepiti, minacce, volgarità e inconcludenza potrebbero appannarlo definitivamente e o la va o la spacca ora, prima delle elezioni europee in cui spera di lucrare un 25%, 30% che lo incoronerebbe leader delle forze antieuropee, antieuro e xenofobe che stanno spuntando un po’ ovunque sia nei paesi in difficoltà sia nei paesi ricchi che vorrebbero tenersi stretto il proprio vantaggio. Per questo Grillo chiede elezioni subitissimo senza perdere tempo a scrivere  una nuova legge elettorale e usando il mattarellum come risulterebbe dalla concellazione operata dalla Consulta.

Una nuova legge elettorale sembra facile!

E per approfondire la questione consiglio di leggere Partiti padronali e democrazia rappresentativa.

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One thought on “Il gioco dei numeri

  1. “In tutti e tre i casi si prevede un premio di maggioranza da regalare alla formazione o alla coalizione che ha ottenuto più voti anche se non ha superato la soglia del 50%”.

    hai detto tutto: è proprio quel premio di maggioranza che nel suo comunicato di dicembre la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale.

    Mi piace

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