Squarcio sul Jobsact

Ieri sera parlavo con due giovani trentenni, quelli che secondo Renzi dovrebbero beneficiare del Jobsact. Erano piuttosto arrabbiati. Hanno capito che a parte l’abolizione dell’articolo 18, tutela di cui non capiscono compiutamente l’efficacia se vedono i loro padri licenziati senza problemi e se loro non hanno ancora un lavoro stabile, questo nuova forma giuridica di rapporto di lavoro a tutele crescenti è un’autentica fregatura.

Un nostro amico della nostra età ha un tempo indeterminato mal pagato di cui non è soddisfatto. Lo accettò come primo passo per poi cambiare in meglio appena avesse avuto un’opportunità. Ora se lasciasse quel rapporto sarebbe un nuovo assunto con il nuovo sistema Jobsact e per tre anni sarebbe nuovamente un precario licenziabile con indennizzo appena il padrone lo ritenesse conveniente. Ma se guadagni di più perché non ci provi? gli hanno chiesto. Perché ho un mutuo e … ha risposto.

Insomma a quanto pare il jobsact, lungi dall’aver creato un mercato del lavoro più flessibile e dinamico, ha inserito una nuova gabbia che congela tutti ai propri posti più meno privilegiati e crea qualche migliaio di nuovi posti solo perché per 3 anni lo Stato ha fiscalizzato gli oneri sociali … che succederà tra 3 anni? converrà tenersi i triennalisti a tutele cresciute o l’azienda preferirà rinnovare il parco degli schiavi con gente più giovane, più dinamica più disposta ad accrescere le proprie tutele? Avremo lavoratori che ogni tre anni ritornano ad essere nuovi assunti in una nuova azienda?

Non so rispondere a queste domande perché non sono un esperto di diritto del lavoro e non ho una palla di vetro dove vedere chi comanderà tra 3 anni. Ma questi poveri giovani non meritano questo trattamento, questa superficialità, queste incertezze.

Il clima autoritario e antisindacale in cui è stato approvata la legge  provocherà come effetto secondario un autentico squarcio nella applicazione del jobsact: se in questa fase dopo mesi di dibattiti pubblici andiamo a queste sorprese interpretative, se una persona mediamente informata come me si dichiara incapace di controbattere e di rassicurare su posizioni e paure forse non fondate, significa che ci troviamo di fronte a un nuovo garbuglio, a un nuovo gnommero renziano la cui applicazione e interpretazione sarà in mano ai sindacati, che non si sentono responsabili e costruttivamente partecipi delle fasi applicative, dei giudici del lavoro che produrranno una giurisprudenza ostile ad una legge che li ha ridimensionati, ai consulenti del lavoro che ad ogni complicazione delle norme gongolano aumentando le proprie parcelle.

Spero sempre che qualche lettore mi smentisca.

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