Bonacce e tempeste

Esattamente tre anni fa nel gennaio 2013 scrivevo un pezzo sulle cause della crisi.

Ne ripropongo la lettura con piccoli adattamenti perché siamo sempre nella stessa crisi che ora sembra una bonaccia e che spesso appare come una tempesta.

Maria-Montessori

Le cause della crisi economica

E’ opinione diffusa che tutto dipende dalla politica della BCE e dalla mancata possibilità di stampare moneta nazionale. Questa tesi è targata politicamente: leghismo, talvolta la destra, in parte M5S e a volte l’estrema sinistra e forse qualche frangia sindacale.

E’ una mezza verità in grado di nascondere altre cause, in particolare, serve a  spegnere i riflettori sul principale accusato e cioè su chi 8 anni fa aveva una forte maggioranza in parlamento e che ha governato così male da disgregare la maggioranza che aveva aggregato e lasciare il paese in condizioni estreme delle quali la cura Monti ha messo a nudo la gravità.

Provo ad elencare le cause che secondo me sono all’origine di questa crisi, fermo restando che di ciascuna è opportuno individuare la responsabilità politica:

  • la terra è uno spazio limitato e non tollera la crescita senza misura di una specie che consuma tutto e distrugge gli altri esseri, qualcuno ci aveva avvertito, ma l’uomo continua a raccontarsi che lo sviluppo può essere illimitato; (si pensi solo alla crescita dei prezzi del petrolio e dei cereali per effetto del miglioramento del tenore di vita dei cinesi)
  • all’inizio degli anni 80, finita la ripresa carica di speranze e di voglia di redenzione dal disastro della seconda guerra mondiale, Reagan e Thatcher lanciarono la rivincita del liberismo individualista più sfrenato per ridimensionare ogni forma di oppressione dei regimi comunisti totalitari ma anche dei sistemi socialdemocratici europei che pretendevano di dare a tutti i cittadini servizi uguali di buona qualità; (Reagan vinse la sfida con la Russia attraverso lo scudo spaziale, la Thatcher per fortuna fu salvata dai giacimenti di petrolio del mare del Nord altrimenti avrebbe annientato il suo paese)
  • il crollo dell’Unione sovietica aprì la diga che teneva vincolati i capitali nei paesi capitalisti e diede il via alla liberalizzazione del mercato, alla migrazione dei popoli, al commercio senza dogane (Andreotti fu facile profeta dimostrandosi scettico rispetto ai festeggiamenti per l’abbattimento del muro di Berlino),
  • un immenso mercato di mano d’opera a basso costo e uno stato autoritario ed efficiente parafascista attiravano capitali di investimento crescenti restituendo merci sempre più economiche e belle,
  • le liberalizzazione thatchriane e gli effetti della  liberalizzazione del commercio hanno portato alla dissoluzione delle industrie di stato, di quelle parastatali che in molti paesi erano stati lo strumento per contrastare la crisi del ’29 (IRI creato nel ventennio fascista secondo una logica dirigista),
  • la finanziarizzazione dei paesi ricchi, la diffusione dei derivati anche tra i piccoli risparmiatori e l’impero dei manager rispetto ai padroni che si godevano le rendite in paradisi ben protetti, hanno portato a fallimenti inaspettati e incontrollabili a partire dalla Enron fino alla crisi dei subprime americani che provocò fallimenti a catena della banche che avevano giocato su valori fittizi dei titoli, (di oggi le notizie su MPS)
  • la paura delle crisi che si ripetevano nella seconda metà del novecento ha portato gli europei a coalizzarsi condividendo una moneta unica che dava l’enorme vantaggio di pagare interessi molto più ridotti sui debiti pubblici,  in quegli anni comunque cresciuti secondo una logica pseudokeynesiana che puntava sulla svalutazione dell’unità di conto per sopravvivere, ma l’accordo di Mastrict tollerava una svalutazione fisiologica del 3% pari ai deficit annuali consentiti nei bilanci nazionali
  • l’emergenza del 2008 (crisi americana dei subprime) fece saltare Mastricht consentendo deficit più alti e la necessità di salvare le banche ha fatto il resto.

Interrompo qui l’elenco, potrebbe essere più lungo e meglio approfondito, mi interessa seppur sommariamente far vedere che la tempesta in cui ci siamo trovati e in cui ci troviamo è infinitamente più complessa di quanto alcuni tendono a dire. Le cause che ho elencato sono tutte ancora attive, non sono superate e occorre tenerle presenti se vogliamo sopravvivere nella tempesta senza naufragare.

Alcuni sostengono che stampando moneta nazionale il problema si risolve. Magari fosse! Il nostro paese come riuscirebbe a governare una iperinflazione dovuta all’impresentabilità di una moneta emessa da una paese semifallito? quanto ci costerebbero il petrolio, il gas naturale, i telefonini, le macchine tedesche, i calcolatori, gli aerei, le armi? pensiamo forse di fissare a piacimento i prezzi delle nostre soppressate, dei nostri pomodori, della nostra pasta, del nostro vino, delle nostre stanze d’albergo, delle nostre borse, delle nostre giacche, dei nostri occhiali dei nostri semilavorati, dei nostri mobili ….

Chi diffonde l’idea che ormai si possa fare a meno dell’euro è un criminale. Altra cosa è incominciare ad attrezzarsi per affrontare il problema se altri, stufi delle marionette italiane, decidessero di uscire, loro sì, da questa società di cui noi ora abbiamo solo vantaggi, che non sempre sappiamo cogliere.

E se questo è lo scenario, è credibile Grillo quando sostiene che gli basta avere in parlamento la competenza di una madre di famiglia per controllare un sistema sociale ed economico così complesso e interdipendente?

 

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