Comizi e retorica

Ho seguito gran parte della diretta dal Senato sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio ed ho approfittato non solo per capire meglio la situazione politica ma anche per gustarmi le varie forme in cui un politico si esprime in una celebrazione solenne pubblica. Se avete tempo provate a rivedere qualche parte di quella ‘pantomima’ o ‘psicodramma’, di quel dibattito fatto di parole ma anche di gesti, di posture, di ammiccamenti, di ostensione di simboli.

Suggerisco ai prof di italiano di fare un bel montaggio per mostrare come la lingua può essere usata in varie forma, come si possa essere verbosi e noiosi o vivaci ed essenziali, come si possa esprimere passione ed orgoglio, di come si possa mentire senza paura di essere smentiti, di come si possa solleticare la pancia, su come si possa rivolgersi solo ad una parte dell’uditorio.

Conte ha ecceduto nel far volare gli stracci vittimizzando Salvini che non cercava altro, ha letto con la sua voce non gradevole un testo da leggere ma difficile da declamare ad alta voce, Salvini ha usato il suo repertorio scenico sperimentato nelle piazze e nelle spiagge per fare la vittima sacrificale senza assolutamente spiegare perché chiedeva la caduta del governo, Renzi ha occupato indebitamente la scena mostrando quanto sia bravo ad improvvisare in una lingua che possiede e che sa impreziosire con battute e giochi di parole. Altri hanno letto i loro testi, ed è giusto che sia così in una occasione solenne e formale, qualche volta incespicando nella lettura o non trovando il giusto tono adatto al discorso. La Russa si è prodotto in un’arringa da principe del foro con la foga di chi ci crede. Zanda è stato elegante e forbito misurando le parole con cautela. I due interventi che per me hanno brillato per vigore e nobiltà di contenuto sono stati quelli di Bonino e de Falco. A parte mi ha colpito Morra il quale in un intervento a braccio molto pensato e prudentemente soppesato di fatto ha accusato Salvini di essere quasi colluso con la mafia calabrese.

Quello che doveva essere un processo ad un governo che aveva fallito e che andava archiviato si è trasformato in un processo a Salvini che come un cinghiale caduto in una trappola ha concluso la giornata confermando che alla fin fine è un cacasotto ritirando la mozione di sfiducia a Conte senza capire che ormai i giochi erano finiti e che le alternative sono soltanto due o elezioni o governo di legislatura 5S + PD. In entrambi i casi lui non potrà vivere di rendita facendo il demagogo, dovrà rispondere dei suoi atti al suo partito e alla magistratura: sì perché qualcuno dovrebbe fargli leggere i Miserabili per capire che la giustizia ha la memoria lunga e che non perdona. Come anche gli amici che hai tradito a volte si vendicano anche a freddo, penso ai 5 stelle che con l’intervento di Morra hanno cominciato il cannoneggiamento e a Berlusconi che ha sempre annientato politicamente coloro che non gli sono stati fedeli fino all’ultimo. Aspettiamo di vedere lo spettacolo.

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