Fu vera gloria?

Due giorni fa il presidente Napolitano ha firmato le sue dimissioni e immediatamente le scenario politico, quello che noi cittadini scorgiamo dal buco della chiave delle trasmissioni televisive e dei giornali, è radicalmente cambiato.


Ferrara imperversa negli studi televisivi dal giorno della strage di Parigi, nuovi esperti affollano i talk show e puntualmente il quasi decennio di Napolitano è oggetto di una ricostruzione spesso faziosa e malevola. A pensarci bene, Berlusconi difficilmente lo ama, tutti gli anticomunisti rileggono la sua lunga e controversa biografia, Letta il giovane qualche dubbio ce l’ha, Prodi non lo ha mai amato, la sinistra militante lo vede come un traditore, i renzisti temono che il suo modello possa essere riprodotto dal prossimo presidente. Insomma c’è molta gente che ora può liberamente parlare dei suoi difetti come persona, come politico e come statista. Travaglio ieri pubblicava sul Fatto Quotidiano un pezzo divertente e ben scritto, un tipico saggio della sua capacità di satira  fondata su ricchi schedari della memoria ben curati, pezzo in cui traccia un necrologio impietoso, in cui tra 100 cose vere ne infila qualcun’altra discutibile ad uso del suo pubblico incattivito.

Il bello dei blog personali è che è possibile rileggere rapidamente quello che nel tempo e a caldo ciascuno ha scritto e pensato su fatti e  persone.

Così, imitando quello che il mio amico Bortocal aveva cominciato a fare, ieri ho impostato come chiave di ricerca in questo blog la parola Napolitano e re Giorgio e ho riletto e collazionato tutti i post che ho ritrovato. Sono più di 70 pagine di testo che in questi ultimi 3 anni ho scritto seguendo da pensionato sfaccendato i fatti della politica. Il formato pdf è scaricabile e leggibile offline, se qualcuno volesse divertirsi a ripensare questi anni usando i miei occhiali. Io stesso sono rimasto meravigliato a riscoprire tanti particolari e tante vicende che l’oblio aveva cancellato o deformato.

Bortocal sta lavorando in modo più accurato selezionando singoli brani tratti da post più estesi e dà una chiave di lettura con il senno del poi. Vanta un periodo molto più lungo del mio di produzione di blog e la sua ricostruzione offre  una visione prospettica più lunga.

Grazie per questa rilettura dei fatti, questo è il vantaggio dei blog sedimentati nel tempo. Io posso solo scavare nella memoria che invece lentamente evapora. Due i ricordi: il racconto in macchina di un collega preside dalemiano che spergiurava che D’Alema non c’entrava nulla nelle difficoltà di Prodi, anzi che era in viaggio in America Latina ma il mio amico pensava che solo D’Alema avrebbe potuto risolvere la situazione, come in effetti accadde. All’epoca la mia convinzione fu che Prodi avesse fatto male a formare comunque il governo con un solo voto di maggioranza ma io sono sempre stato parlamentarista e proporzionalista. Nessuno tra le cose che ho letto in questi anni ha messo in rilievo il forte parallelismo esistente tra la vicenda di Prodi e quella di Bersani, entrambi non vinsero perché la legge elettorale escogitata da Calderoli non consente di vincere a forze che non sono alleate con la lega nord. Il porcellum funziona solo per la destra. Anche in quell’occasione Napolitano ebbe come stella polare una sua funzione specifica, quella di assicurare un governo al paese, governo che nasce dal Parlamento o per effetto di giri di valzer o per effetto di manovre sottobanco o per effetto di un dibattito pubblico e sereno che porta alla costituzione di maggioranze che non erano state prefigurate prima delle elezioni (terza circostanza che si verificò con Letta ma che gli fu fatale). E’ costituzionale il fatto che i parlamentari non hanno vincolo di mandato, è normalissimo che possa uscire dal cilindro del cappello del Quirinale e del Parlamento un capo del governo non eletto direttamente dal popolo come accade ora con il dott. Renzi e come è accaduto con il prof. Monti.

  • be’, raimondo, sono stati proprio i tuoi commenti a spingermi a questo riesame con pubblicazione; occorre sgobbarci su, ma la soddisfazione del risultato c’e` e davvero, come dici tu, e` bello potersi ri-esaminare e cogliere meglio il progredire delle situazioni e delle proprie idee.

    se non avesse altri enormi vantaggi, come dialoghi come questo, e anche se restasse completamente privo di commenti, un blog si giustifica gia` soltanto per questo, ed e` qualcosa in più di una collezione di appunti individuali; costringe ad un rigore e ad una responsabilità`; diventa un piccolo dovere.

    lasciami parafrasare Hegel: il blog e` la preghiera quotidiana dell’uomo moderno (lui parlava invece, se non ricordo male, della lettura del giornale).

    il ricordo del tuo amico sul rapporto D’Alema Prodi credo riguardi il primo governo Prodi, vero? perche` nel secondo D’Alema non risolse proprio niente e fece solo un immane disastro.

    il fatto e` che, come vedremo domattina se riesco a scrivere il prossimo post, fu Prodi nel 2008 a far saltare la manovra di D’Alema (e Napolitano) per una nuova maggioranza, che ripetessi i fasti di 10 anni prima; ma non anticipiamo troppo.

    abbiamo una valutazione differente della opportunita` di formare un governo con un solo voto di maggioranza; in alcuni post che non ho riportato, perché esulavano dal tema della valutazione della presidenza Napolitano, ricordavo come Kohl avesse unificato la Germania e governato i 4 anni canonici con un voto di maggioranza.

    la frase di Berlinguer che non si puo` governare col 51% appare oggi una solenne sciocchezza ed un grave errore politico, che fa di Berlinguer il padre del consociativismo,

    anche io sono (abbastanza) proporzionalista e parlamentarista, ma non si deve confondere l’esigenza di governare con quella di rappresentare.

    per questo personalmente sono sempre stato favorevole all’esistenza di due Camere con funzioni nettamente distinte: una Camera che vota fiducia e leggi di spesa e di bilancio, che puo` essere eletta con un metodo anche maggioritario o comunque che garantisca la formazione di un governo da parte della minoranza piu` forte, e un Senato rigorosamente proporzionalista che voti modifiche della Costituzione e ogni legge connessa, con facolta` di questo di chiedere l’esame delle leggi approvate alla Camera solo nel caso coinvolgano valori costituzionali.

    in ogni caso la legge elettorale di allora (che era gia` quella dichiarata poi incostituzionle dalla Corte, prevedeva un sistema dell’alternanza.

    Napolitano, se non condivideva questo principio, doveva sollevare questione davanti alla Corte, non maneggiare fra le quinte per sabotare Prodi; a mio parere fu un comportamento molto grave, anche se non arrivo a definirlo del tutto incostituzionale.

    quanto alle legge elettorale del Senato la verita` storica impone di ricordare che fu cosi` per l’intervento di Ciampi (Calderoli non c’entrava affatto) e Ciampi intervenne per evitare una incostituzionalità immediatamente evidente, visto che la Costituzione fa eleggere il Senato su base regionale.

    il parallelismo Prodi Bersani esiste e come: furono entrambe figure di rinnovamento che Napolitano ha stoppato in nome del consociativismo da lui personalmente prediletto e al quale forse si sentiva doverosamente legato perche` aveva portato alla sua elezione.

    su tutte le tue ultime considerazioni sono completamente d’accordo: siamo una repubblica parlamentare e la costituzione vigente affida al presidente e a nessun altro il compito di individuare chi puo` formare un governo.

    quindi Napolitano non ha fatto nulla di costituzionalmente abusivo, anzi; e` nel merito delle sue scelte che discuto, non nel metodo.

    pero` mi domando se tocca davvero al Presidente della Repubblica assicurare che il paese abbia un governo; io credo che in ultima istanza spetti al parlamento, piuttosto.

    grazie di questa discussione.

    • Scambiarsi delle riflessioni quando la si pensa quasi allo stesso modo è molto bello aiuta a capire anche se stessi, che alla fin fine è la cosa che ci preme di più. grazie

       

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