Il troppo caldo

Mentre la borsa di Shanghai sta crollando e si vedono i nervi scoperti del capitalismo internazionale la mia mente continua a pensare a Roma, al video di quell’autista dell’Atac che in modo molto civile cerca di dare la versione degli autisti su una situazione che di giorno in giorno diventa più difficile.  Rimango un fan di Marino anche se penosamente constato che forse la sfida per lui è insostenibile.

Fa troppo caldo, sono settimane che la gente non dorme, chi non ha il condizionatore teme in ogni momento di non farcela, si sente solo. Le strade sono maleodoranti, basta un uccellino morto in un angolo che sembra di stare in una periferia di una città africana o indiana. La gente è aggressiva e se la prende con il primo che incontra, meglio se è uno in divisa ed ha un lavoro garantito, l’autista di turno è un nemico. Marino ha fatto male ad additarli come sfaticati, forse è vero, lo pensiamo tutti ma il sindaco non può dirlo e non può soffiare sul fuoco. Ho ascoltato due volte il video dell’autista Cristian Rosso e vorrei esporre alcune semplici riflessioni per evitare la reazione isterica.

Rosso dice che gli hanno dato la vettura verso le 18 ed ha incominciato la corsa verso le 19 quando l’aria condizionata non era più necessaria. Ergo, molte vetture non circolano perché l’aria condizionata non funziona. Il mio sospetto è che sia propria l’aria condizionata oggetto di piccoli e grandi sabotaggi da parte di chi ha deciso che le cose non devono funzionare. Tutti abbiamo sperimentato casi di autisti che non accendevano il sistema e che lo facevano solo quando qualche passeggero esausto aveva protestato, tutti abbiamo visto le vetture con le finestre aperte con l’aria condizionata a manetta … insomma un dispositivo sofisticato che è facile che funzioni male perché non manutenuto o perché non ben regolato. Chi ha progettato, chi ha scelto quelle macchine non si è chiesto cosa sarebbe successo se l’aria condizionata non avesse funzionato, se ad esempio  ci fosse stata penuria di energia. I finestrini apribili sono troppo piccoli per areare un autobus affollato, le regole di sicurezza sono ferree, i viaggiatori sono arrabbiati e non perdonano uno svenimento o un malore, il dirigente responsabile non fa uscire la vettura, i romani rimangono a piedi.  Da questo semplice ragionamento si capisce che, come in tutte le situazioni complesse, le responsabilità sono distribuite, l’assassino non esiste. Con ciò non voglio assolvere nessuno ma vorrei smontare l’atteggiamento del sapientone che sa tutto su come si dovrebbe fare, vorrei smontare quel tanto di renzismo e grillismo che è in tutti noi quando giudichiamo con l’accetta.

Dunque fa caldo. Ieri sera vedevo un documentario su RAINEWS24 sugli effetti dei mutamenti climatici sulle popolazioni andine, lì ci sono megalopoli in cui i problemi romani sembrano quisquiglie ma che hanno aspetti molto simili: chi paga i servizi pubblici? come far fronte al degrado ambientale? come sopravvive una città troppo grande e complessa se si sgretola sotto le piogge eccessive?

Allora torno a Shanghai alla bolla speculativa in borsa che si sta sgonfiando gradualmente a causa di interi giganteschi quartieri di abitazione di uffici che non trovano compratori. Se lo sviluppo non è veloce come i pianificatori hanno previsto, qualcuno forse si chiede se quei palazzoni ferro e cristallo tutti da condizionare sono sostenibili nei prossimo 20 o 30 anni quando il petrolio a buon mercato sarà un lontano ricordo. I prezzi calano, le banche che hanno concesso i mutui non possono restituire i soldi ai loro depositanti … è uno script già visto.

Qualche lettore dirà, stai divagando, fa caldo accendi il condizionatore. No, tutto è molto legato e per capire la nostra realtà non possiamo chiuderci a riccio come il leghismo ci propone ma avere gli occhi aperti sul mondo in cui viviamo.

Bogotà, Shanghai e Roma hanno in comune un altro problema cruciale. Tutte le megalopoli, quelle sonnacchiose che sopravvivono ad antichi fasti come Roma, quelle disperate, ricettacolo di poveri che fuggono la fame delle campagne inaridite come Bogotà, quelle ipertecnologiche della grande fabbrica cinese sono esposte al potere di interdizione delle corporazioni, dei sindacati, delle lobby delle consorterie che sono in grado di condizionare i servizi essenziali per sopravvivere o per vivere bene in un grande aglomerato umano. Polizia, taxisti, negozianti, conducenti di autobus, controllori di volo, spazzini, becchini, tutti possono condizionare fortemente la vita sociale di una intera città e quindi di una nazione. Le strategie sono le più diverse, il pugno duro dei cinesi, il laissez faire delle dittature delle banane, il piombo delle squadre della morte, l’illuministica illusione di razionalizzare e efficientare il sistema magari coinvolgendo gli interessi privati.

Cristian Rosso affronta anche questo aspetto nel suo video quando ricorda che la soluzione del problema non è la privatizzazione perché un servizio pubblico non può produrre utili economici senza poter tagliare i rami secchi che non danno utile immediato.

Grazie giovane Cristian, ci hai fatto riflettere, l’hai fatto con garbo, con commozione, con una bella lingua italiana di chi non concede nulla alla ciatroneria.

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