Berlusconismo, Grillismo, Renzismo

Sabato scorso ho partecipato ad un seminario organizzato a San Pellegrino in Alpe, al passo delle radici, dedicato allo studio delle antiche strade del territorio in cui sto trascorrendo le vacanze.

Un autentico godimento dello spirito: in uno scantinato che un tempo era probabilmente un dormitorio per i pellegrini, docenti di scuola secondaria ormai in pensione, docenti universitari, appassionati di cultura locale e di storia si sono dati convegno, una piccola congrega di vecchi amici per condividere le ricerche effettuate durante l’anno sulla storia delle antiche strade che collegano il pistoiese con la lucchesia e il modenese. Particolare attenzione era riservata alla strada fatta costruire da Leopoldo II nel settecento dall’architetto Ximenes.

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Il primo relatore, il più giovane, un docente di storia poco più che trentenne, descrivendo le riforme illuministe di Leopoldo II e pur sottolineando  che avevano segnato la fine del medioevo, sosteneva che la privatizzazione dei beni feudali aveva anche causato gravi guasti quali l’impoverimento di tutti coloro che non potevano accedere più ai beni comuni del bosco e del territorio. Come conseguenze dirette di quelle riforme ricordava   il rapido disboscamento di tutto il territorio interessato e una forte emigrazione della popolazione impoverita. Ascoltando questa prima relazione tra me e me pensavo, anche qui c’è un grillino che vagheggia la decrescita felice, che ci riporta al medioevo. Alla fine del seminario un suo collega più anziano e provvisto di una certa autorevolezza  univeersitaria prende la parola per ricordare che le riforme illuministe di Leopoldo II, se ebbero dei costi immediati, alla lunga furono alla base di un benessere e di un progresso di cui godiamo tuttora.

Perché vi racconto ciò? perché questa esperienza ha provocato una riflessione per me nuova.

Il grillismo, forse sta diventando una mia fissa, una fobia, sempre più mi appare come un fenomeno esteso e radicato in una parte della popolazione. Non è il frutto delle predicazioni di Grillo, ma Grillo ha fatto emergere, ha catalizzato politicamente atteggiamenti, attese, sentimenti, interessi diffusi soprattutto in una generazione di giovani che, arrivati alla maturità, hanno scoperto che molte delle promesse del progresso sarebbero state tradite dai limiti dello sviluppo economico. 

Un fenomeno e una realtà non solo italiana ma internazionale variamente diffusa in tutte le società occidentali ricche ed arrivate da anni a toccare il limite dello sviluppo compatibile con il proprio territorio.  Ovviamente il M5S non rappresenta tutto il fenomeno sociale a cui alludo e sarebbe  improprio chiamarlo grillismo: terzomondismo, veganesimo, ecologismo, pauperismo, sottile luddismo, populismo sono tante facce di un atteggiamento generazionale e sociale, molto complesso. Si tratta di un coacervo di sentimenti e reazioni spesso irrazionali e contraddittori al loro interno che politicamente spaziano dal neonazismo alla sinistra rivoluzionaria. I miei lettori più esperti di me saprebbero descrivere meglio quello che voglio dire: c’è un ‘blocco sociale’ identitario che il grillismo bene o male rappresenta e coagula.

Esattamente come è stato più di vent’anni fa il Berlusconismo: Berlusconi catalizzò un diffuso malessere di un ceto di professionisti che non si rassegnavano ad un rallentamento della crescita economica che sembrava provocato dall’eccesso di stato sociale troppo costoso e troppo di sinistra. Berlusconi non inventò nulla, interpretò e rappresentò in Italia quanto ad esempio Thacher e Reagan avevano introdotto nei loro paesi sotto forma di strenuo liberismo antisocialdemocratico e antisovietico. Qualche settimana fa in libreria una signora della mia età parlava con la guardia giurata esprimendo la sua grande nostalgia di Berlusconi che descriveva come un personaggio che aveva subìto grandi torti e che aveva grandi meriti storici.

E il renzismo che c’entra in questa storia? Niente, non è comparabile con i primi due ‘ismi’. Renzi ha cercato di intercettare questi due blocchi, il liberismo di un ceto ricco di professionisti e di impiegati e dirigenti da un lato e l’antimodernismo della generazione dei giovani delusi dei limiti dello sviluppo. Spesso oscilla nel linguaggio e nelle tesi tra queste due posizioni pretendendo di essere un berlusconiano grillista tradendo però la sua appartenenza formale che dovrebbe essere di sinistra. Una meteora causata da una congiunzione di astri politico-istituzionale che lo ha portato senza essere eletto a palazzo Chigi.

Mi accorgo che non ho scritto cose nuove. Era emerso già tre anni fà in un racconto della cittadella assediata.

Una  nuova specie di cittadini si andava  materializzando il grullosconus moderatus. Da tempo circolava un bacillo molto persistente, una sorta di pandemia, detta berlusconite una sindrome che vede nell’individualismo liberista  la strategia vincente per il successo. Fu diffuso allora un nuovo virus opposto alla berlusconite  detta dai medici la grillinite pentastellata che determinava un sussulto di buoni sentimenti positivi, l’onestà, il rispetto della natura, la democrazia diretta, la modernità tecnologica. Molti appartenenti alla fazione dei DEM contrassero la malattia e ne andavano fieri, nessun effetto devastante se non qualche eccesso verbale qualche intemperanza nei confronti soprattutto dei vecchi politici. C’è chi dice che anche Mattia l’abbia contratta ma con il suo fisico vigoroso guarì rapidamente e divenne edotto di molti aspetti della malattia, si era immunizzato per cui si sentiva in grado di andare in mezzo agli infettati dal virus per diffondere il suo verbo e guarire rapidamente i cittadini della sua fazione DEM. Ma se la grillinite attaccava un individuo già sofferente di berlusconite sviluppava una complicanza terribile che determinava sentimenti di odio, aggressività, turpiloquio, manie di pauperismo apparente, una specie di Alzheimer, per capirci. Circolava da tempo nella città anche un altro virus che causa  la fascite una sindrome molto dolorosa dei piedi che se  prende alle mani determina un irrigidimento della mano destra e una irresistibile voglia di alzare il braccio come per salutare. Se prende alla mano si chiama fascismo. Gli alchimisti e le streghe all’opera nell’antro del castello di Silvius scoprirono che, in assenza di cure valide, la combinazione dei tre virus è in grado di mutare il comportamento di un cittadino normale  in una nuova specie vivente particolarmente violenta ed insidiosa soprannominata grullosconus. Gli alchimisti ebbero l’ordine di addomesticare i virus così da generare una varietà consona a costituire una nuova fazione agli ordine di Silvius, i grullosconi moderati.

La varietà moderata era però piuttosto rara e la malattia dilagò rapidamente fuori dal controllo degli alchimisti e dagli untori, facitori di opinioni al soldo del barone Silvius. Alcuni cittadini infettati dai facitori di opinioni avevano sviluppato una così forte avversione contro i reggitori della città, contro le  regole di convivenza, contro la fazione che governava la città che persero la consapevolezza dei loro reali interessi individuali: spesso si arrampicavano sugli alberi si sedevano su un ramo e urlando la propria rabbia segavano il ramo su cui sedevano cadendo rovinosamente a terra. Oppure distruggevano i propri beni sfondando le porte del banco in cui conservavano i propri risparmi o imbrattavano i muri delle proprie case.

Regnava nella città l’incertezza, quanti rami servivano perché questa nuova specie si eliminasse da sola battendo la testa e tornando a ragionare senza l’influsso dei pericolosi virus? Sì perché per liberarsi dai virus bisognava sbattere violentemente la testa contro un ostacolo rinsavendo all’improvviso e ricominciando a ragionar pacatamente.

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