La pace conviene

Scambiandoci per telefono gli auguri di Pasqua, una carissima amica mi chiede: ma secondo te quando finirà questa guerra? Non ho la più pallida idea, rispondo, non sono affatto ottimista ma se mi sforzo di pensare positivo non escludo che possa finire entro il 9 maggio termine fissato dalla Russia come fine delle operazioni militari speciali. Se riescono ad annientare il battaglione Azov potrebbero dire di aver raggiunto i loro scopi di denazificazione dell’Ucraina. Non ci sono ancora riusciti ed oggi Putin non può cantare vittoria ma l’evacuazione dei civili dall’acciaieria di Mariupol potrebbe accelerare la soluzione finale. In un precedente post ho avanzato l’idea che il governo ucraino potesse ordinare la resa dei soldati intrappolati a Mariupol e destinati ad un sicuro annientamento contrattando le garanzie previste per i prigionieri di guerra. Ieri le donne dei militari intrappolati a Mariupol hanno chiesto esattamente questo ma sono state disperse con la forza dal governo ucraino a Kiev, quei militari devono morire ed essere immolati per la maggior gloria della dirigenza ucraina. Per questo avevo dato dello stupido macellaio a Zelensky come a Putin e a Biden: perseguono la vittoria contro il nemico ad ogni costo senza badare alle vite umane e al valore delle cose distrutte.

Certo, è difficile immaginare ora un discorso di pace o di rappacificazione dopo le nefandezza di una guerra crudele tra popoli solo pochi anni fa accumunati dallo stesso sistema politico e sociale. Eppure se volessimo cercare un accordo equo cioè un accordo conveniente che riduca i danni che tutti potrebbero subire se non si comincia a ragionare, se volessimo affidare la stesura del testo non a moralisti e idealisti o ad azzeccagarbugli della giurisdizione internazionale ma a cinici politici che abbiano la consapevolezza della storia passata e recente e che sappiano fare qualche conto economico, avremmo molti aspetti da considerare per convincere i contendenti a desistere da questa battaglia all’ultimo uomo.

Dopo due mesi di guerra i tre contendenti sono più deboli:

  • Putin ha bruciato per sempre la sua immagine isolandosi dalle strutture stesse che reggono il suo potere in Russia, ha lacerato il suo esercito bruciandone le risorse e immolando migliaia di giovani reclute e centinaia di ufficiali e generali, può allungare lo scontro ancora per molto ma l’Ucraina è un osso duro che non si piega e Putin potrebbe avere qualche speranza di vittoria sul campo solo se riuscisse a scatenare una guerra mondiale vera che arriverebbe alla catastrofe nucleare cioè all’annientamento della stessa Russia,
  • Zelensky è riuscito in un’impresa impossibile catalizzando una reazione e una resistenza senza pari ma ad un costo in vite umane, in distruzioni e in sfollati che non abbiamo ancora quantificato, guida una nazione che fino a ieri era divisa, corrotta e litigiosa che può resistere solo se dall’esterno i nemici della Russia gli daranno ancora fiducia e armi e, a questo punto, di giorno in giorno la sua capacità negoziale diventa sempre più debole perché la parola finale sarà di chi fornisce le armi,
  • Biden si sta giocando la sua presidenza e le elezioni di mezzo termine sono imminenti, le risorse economiche e militari non sono infinite e emerge la precarietà delle economie occidentali dipendenti dalle risorse energetiche, una guerra lunga potrebbe assestare un duro colpo alla intera società americana divorata dall’inflazione a due zeri e dalla crisi ambientale, anche se fosse evitata la guerra atomica, la destabilizzazione dell’Unione europea ha già annichilito un quarto player della scacchiere mondiale e Biden domani si ritroverà da solo a scontrarsi con la Cina che da questo conflitto sta solo guadagnando.

Se nessun può vincere la guerra ma solo continuare ad indebolirsi, la strategia migliore per tutti è quella di minimizzare le perdite. Zelensky ha fatto la prima mossa dicendo che nel conto finale c’è comunque la chiusura della vertenza della Crimea e il ritorno alle linee di contatto che precedevano l’invasione. Non so dire se le linee di contatto siano i confini formali internazionalmente riconosciuti o le trincee che da otto anni dividevano il territorio ucraino in due parti dalle quali ucraini e russi si sparavano a vicenda. Se questa fosse la traduzione corretta della dichiarazione di Zelensky, vorrebbe dire che gli ucraini potrebbero accettare l’autonomia delle due repubbliche autoproclamate in cambio dello sbocco al mare di Odessa e dei dintorni. Peraltro le due repubbliche non coincidono con tutto il Donbass per cui i russi dovrebbero retrocedere da molte posizioni attualmente conquistate. Quindi Zelensky potrebbe ottenere un arretramento delle truppe russe e Putin potrebbe vantare il raggiungimento degli obiettivi dichiarati all’inizio della sua operazione militare speciale.

Un cessate il fuoco che parta dall’offerta di Zelensky dovrebbe garantire l’esportazione delle riserve di grano ucraino verso il medio oriente e l’Africa e la fornitura di gas e petrolio russi ai paesi europei. I russi potrebbero ottenere che durante il cessate il fuoco l’Ucraina interrompa l’importazione di nuove armi per il suo esercito attraverso il congelamento dei confini verso l’Europa sorvegliato da forze dell’ONU di paesi terzi, in particolare di quelli che beneficerebbero della riapertura del mercato delle granaglie.

L’Europa dovrebbe decidere subito la fine di tutte le sanzioni economiche alla firma di un trattato di pace tra Ucraina e Russia, dovrebbe promettere di finanziare un piano di ricostruzione delle infrastrutture danneggiate dalla guerra per un valore commisurato a ciò che ora prevede di dovere pagare in termini di danni economici subiti dagli embargo in atto e futuri. Infatti, se una pace immediata scongiurasse una contrazione dei PIL europei dell’ordine del 3% per più anni (ipotesi ottimistica) sarebbe conveniente e possibile per l’Europa un esborso pari all’1% del suo PIL per la ricostruzione dell’Ucraina.

Biden dovrebbe capire che una guerra prolungata danneggia l’Europa come la Russia ma ciò lo esporrà al confronto diretto con la Cina che detiene uno stock immane del debito americano. Facilitare il riavvio delle esportazioni del grano ucraino e russo a favore dei paesi poveri dell’Africa sventando una crisi alimentare devastante significa tener aperto un rapporto con le nazioni povere del mondo che alla lunga si coalizzerebbero contro tutto ciò che puzza di capitalismo liberista occidentale. Biden dovrebbe capire che la stessa Europa potrebbe cambiare da un momento all’altro le sue strategie, queste maledette democrazie potrebbero in ogni momento cambiare il vento delle maggioranze e rendere difficili se non impossibili le scelte severe che all’inizio dell’invasione sono state prese di comune accordo.

La domanda della mia amica da cui sono partito potrebbe essere anche riformulata così. Quale dei tre stupidi macellai finisce per primo? Sì perché siamo tutti mortali, nessuno è eterno anche se la memoria sopravvive a lungo spesso in ragione della efferatezza del capo, come dimostra il caso di Hitler.

Sin dall’inizio di questa storia molti hanno vagheggiato la fine prematura di Putin o per mano di qualche sicario o per la defenestrazione per opera di un golpe interno. Per il momento è vivo e vegeto e oggi celebrerà il suo trionfo imperituro di fronte alla sua nazione intossicata dalle sue fake. Molti gerarchi russi sono però morti con le loro famiglie in circostanze misteriose, regolamenti di conti interni o avvertimenti di intelligence straniere che operano discretamente e lanciano avvertimenti? Se la guerra continuasse troppo a lungo o si aggravasse, Putin sarebbe il primo a cadere per mano dei suoi. Zelensky sopravviverà a Putin anche per ragioni anagrafiche ma questa unità dell’Ucraina tanto esibita e glorificata, giunta alla prima prova delle urne, finirà miseramente e la sopravvivenza politica di Zelensky sarà difficile soprattutto se accettasse di uniformarsi ai riti democratici dell’Unione europea. Anche lui rischia personalmente la vendetta e l’invidia dei suoi in particolare deve temere la vendetta del quel battaglione Azov che ha lasciato morire eroicamente a Mariupol ma che avrà in futuro nuovi giovani adepti disposti a tutto. Biden tra qualche mese perderà il controllo della democrazia americana con un Congresso a lui contrario e, come ha già avvertito, esaurirà quelle risorse economiche che finora gli hanno permesso di promettere la vittoria ai poveri ucraini. Ma anche in America ammazzano i presidenti.

Caro Bolletta, il tuo morale è a terra, vedrai, la realtà è sempre migliore delle tue paure. Magari domani le considerazioni economicistiche del nostro beato Mario da Francoforte potrebbero smuovere il vecchietto ringalluzzito di Washington.



Categorie:Politica, Ucraina

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