TFA Prendere sul serio i risultati

Riprendo la mia riflessione sui TFA a partire da quanto Repubblica di ieri riportava on line sull’argomento:

L’odissea dei Tfa. Doveva lanciare l’era dell’insegnamento a numero chiuso, ma si sta trasformando in un vero pasticcio. Nell’occhio del ciclone, ancora una volta, i test di ammissione ai Tirocini formativi attivi, che dovrebbero consentire a laureati non in possesso di abilitazione di conseguirla dopo un anno di esperienza sul campo. La nuova formazione iniziale per gli insegnanti, lanciata dalla Gelmini, prevede un corso universitario quinquennale e un anno di tirocinio attivo che si conclude con un esame abilitante. In questa prima fase di transizione tra il vecchio e il nuovo ordinamento, per coloro che sono già in possesso di una laurea, è possibile partecipare al solo tirocinio, che però è a numero chiuso. A gestire la selezione e i corsi ci pensano gli atenei italiani. Ed ecco i test messi a punto dal ministero dell’Istruzione per individuare i 20 mila fortunati che potranno conseguire l’abilitazione all’insegnamento. I primi esiti pubblicati dal Cineca (il consorzio universitario che gestisce il test) e le prime proteste degli interessati, tuttavia, non sono affatto incoraggianti. Per insegnare francese alla media e al superiore sono riusciti a superare il quizzone soltanto in 96, i posti disponibili erano ben 765. I partecipanti lamentano l’eccessivo nozionismo e l’ambiguità di alcune domande. Una circostanza confermata dallo stesso Cineca, che comunica agli interessati il “bonus” di tre domande, considerate a tutti corrette, a prescindere dalla risposta data. Una ammissione di “colpevolezza” abbastanza esplicita che si ripete per sette delle 11 graduatorie pubblicate. Ma anche quando non vengono riscontrati “errori” ufficiali restano parecchi dubbi che daranno vita a migliaia di ricorsi. Nella classe di concorso A047 – matematica – per il ministero è andato tutto bene, ma l’Umi – l’Unione matematica italiana – non sembra essere d’accordo. E segna con la matita blu errori in ben cinque domande: quelle contrassegnate con in numeri 12, 24, 38, 39 e 47. 

Il testo di Repubblica descrive sinteticamente la situazione, seppure con qualche imprecisione sulla natura di questa operazione, ma conferma quanto stigmatizzavo nel precedente intervento: l’esistenza di quesiti sbagliati, a parte la loro generale validità come strumento di selezione di giovani adatti ad insegnare. Ma l’informazione sugli esiti del francese mi costringe a precisare meglio la questione delle soglie di sufficienza.

Nel caso delle lingue straniere, esiste a livello europeo una formalizzazione dei livelli linguistici  per i quali sono stati prodotti e standardizzati strumenti di accertamento oggettivo condivisi ed utilizzati sistematicamente per la certificazione. Quindi, nel caso del francese, a meno che gli estensori non abbiano intenzionalmente ‘inventato’ con notevole cialtroneria un test inadatto o assunto un livello di padronanza troppo elevato da madrelinguista, dobbiamo temere che l’esito sia da prendere sul serio come un indicatore di una padronanza linguistica troppo bassa. E allora le Università dovrebbero riflettere seriamente su tutti i risultati troppo negativi in questi test; è un loro problema!

Un’altra questione dovrebbe essere oggetto di riflessione da parte delle Università: sembrerebbe che ci siano scarti molto vistosi negli esiti dei test nelle varie sedi universitarie. Tre sono le possibilità, tutte abbastanza gravi:

  • i test sono validi e misurano correttamente, le differenze nelle preparazioni sono vere; allora occorre trovare sistemi per cui il 110 dato dall’Università X sia abbastanza simile ad analogo voto dell’Università Y se la distribuzione dei voti di laurea assegnati non riflette già le differenze evidenziate dai test;
  • le università funzionano bene e valutano in modo comparabile a livello nazionale e i test misurano cose che sono poco correlate con gli esiti dei corsi universitari per cui questi giovani hanno perso tempo a studiare cose che nella fase di accesso all’insegnamento non sono considerate significative;
  • le somministrazioni nelle varie sedi non sono affidabili e da qualche parte si copia e da altre parti si è più severi.

Un bel guazzabuglio che spero qualcuno voglia prendere in seria considerazioni.

segue TFA un vero affare

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