Il dibattito sulla buona scuola: l’abilitazione

Proseguo nella lettura del documento governativo sulla buona scuola. Da pag.38 al pag. 41. Esagerato!, manco fosse il Vangelo. I nuovi concorsi saranno l’unico canale per entrare nella scuola, con il contagocce dopo l’entrata in massa degli attuali precari storici, e al concorso possono accedere solo gli abilitati. Quindi pochi posti nei prossimi 10 anni e dopo un percorso ad ostacoli nemmeno un docente fosse un chirurgo. Gli estensori del documento secondo il migliore stile renziano fanno anche gli spiritosi e i piacioni: Schermata 2014-09-05 alle 10.14.30 Temo che chi si trova dentro questo garbuglio non apprezzi molto i giochi di parole. Ma subito dopo, il documento ci spiega come sono andate le cose con l’abilitazione all’insegnamento. In una paginetta sono riassunti correttamente i dati salienti ma si tralascia una considerazione di base: a forza di pretendere di far meglio si è costruito un autentico mostro che ingrassa le università, che deprime e stressa coloro che desiderano insegnare.

Chi è curioso di sapere come la penso io può clikare l’argomento specifico TFA.

Nessuna analisi seria delle conseguenze delle scelte politiche che nel tempo ogni nuova maggioranza ha adottato per dire che finalmente il problema era risolto. Così anche Renzi cambia verso confermando il garbuglio, lo gnommero, cioè non cambia nulla, anzi peggiora la situazione. Gli estensori del documento ci tengono a far sapere che loro sanno che la cosa non può funzionare ma che ora il conducente ha deciso così.

Il TFA primo ciclo ha scremato e abilitato 10.500 docenti a partire da 115.500 candidati e il secondo ciclo ne sta formando altri 22.500 scremati da 160.000 candidature. A questi si aggiungono altri 69.000 passini cioè frequentanti Percorsi Abilitanti Speciali riservati a coloro che aveva già insegnato per almeno tre anni. Cioè ci sono circa 100.000 abilitati che, se non ho capito male, non fanno parte del contingente dei precari storici e che sono pronti a concorrere nel 2015 al primo concorso dell’era renzista. Dietro a loro ci sono almeno 140.000 laureati che non hanno superato il test preselettivo della TFA e che si trovano in un limbo di disperazione. Chi mi legge e trova che sto facendo degli errori di calcolo è pregato di lasciare un commento, sarò lieto di constatare che ho sbagliato.

I redattori del documento sanno che l’affermazione trionfale iniziale ‘mai più precariato!’ è uno specchietto per le allodole che il sistema si appresta a generare nuovo precariato e nuove lunghe liste di aspiranti a una supplenza nelle singole scuole dove comunque qualche supplenzina sarà racimolata.

Ma tu cosa faresti? Caro Bolletta non si può sempre gufare da vecchio saccente.

Come la penso l’ho già scritto, basta seguire i rimandi di questo blog che ormai raccoglie la bellezza di più di 500 articoli e di più di 1000 pagine tipografiche. Aggiungo solo che ancora una volta sotto l’apparente rivoluzione renziana c’è pochissima innovazione sostanziale, tutto rimane come prima, o meglio, peggiora la condizione generale dei docenti e aumenta la difficoltà ad entrare nelle scuola.

Sarebbe bastato ammettere ai concorsi tutti i laureati senza il requisito dell’abilitazione, lasciando all’abilitazione solo un punteggio preferenziale. Chi vince il concorso senza avere già l’abilitazione avrà cinque anni per completare l’iter formativo previsto con la fase abilitante pena la decadenza dell’incarico.

Io cominciai ad insegnare a 24 anni, per tutta la vita ho letto ed imparato, spero di non aver fatto troppi danni. Perché mai un neolaureato in matematica può essere assunto da una azienda privata che provvederà a formarlo mentre se volesse insegnare deve continuare a sottoporsi a prove, test ed esami per mettersi in coda in attesa di una chiamata a 35 anni e più? e pagare profumatamente tale formazione. Insomma non vedo cambiamenti di verso, solo segnali di fumo per convincere l’elettore. commento successivo  commento precedente

3 thoughts on “Il dibattito sulla buona scuola: l’abilitazione

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