Che ci dirà?

Qualche giorno fa avevo lanciato una scommessa con me stesso su ciò che Monti avrebbe detto oggi. Dobbiamo aspettare fino a domenica. Ha lanciato un sasso nello stagno con il suo annuncio e le acque si sono agitate al punto che gli schizzi di putridume hanno infangato anche i nostri discorsi.

Solo a rimanere ai telegiornali di oggi c’è da  rimanere basiti: l’elenco delle caramelle, e chincagliere varie comprate con i soldi dei contribuenti dai consiglieri della destra lombarda, leghisti in primis, fa accapponare la pelle non solo per l’ammontare delle cifre ma per la natura delle spese che parlano di schiattoneria, infantilismo, strafottenza, disonestà, spacconeria, … ributtante. Subito dopo nel TG  l’immagine di Berlusconi, ripreso forse a casa sua o in uno studio arredato alla Luchino Visconti pieno di luci, lustrini, arazzi e decori in spregio al grigiore di questi tempi difficili in cui tutti viviamo l’incertezza di una società in declino, Berlusconi, dicevo, che promette di arrestare finalmente la rapina dei politici nelle tasche dei cittadini. Finalmente il nuovo che avanza e che riporterà la morale e l’efficienza al centro della vita politica. Confesso che ho avuto uno stranguglione alle budella.

Ma torniamo a Monti. Continuo a chiedermi cosa farà e cosa direi io se fossi al suo posto. E’ ormai chiaro che presenterà non solo un bilancio ma anche una prospettiva anche se non si impegnerà a federare nessuno neanche il centro e lascerà che le forze politiche tornino a giocare in campo aperto senza il suo cappello. Almeno, lo spero.

Sempre proseguendo nella scommessa, per verificare se so interpretare la realtà politica, prevedo che attaccherà il potere sindacale e parallelamente l’inconsistenza della classe imprenditoriale.

Nel progetto di Monti, quello che enunciò dalla Gruber a 8 e mezzo, di operare penalizzando sistematicamente e simmetricamente i due elettorati opposti, destra e sinistra per realizzare le riforme che ciascuna parte politica  da sola non aveva la forza di imporre al proprio elettorato, c’era una falla vistosa.

Monti aveva sottovalutato il potere reale delle parti sociali in particolare delle forze sindacali. Non aveva valutato pienamente la forza che i sindacati avevano nel tenere sotto scacco le forze politiche, sia a destra come a sinistra, né aveva contezza del cinismo del capitalismo italiota che non è proprio in grado camminare con i propri soldi in un mondo capitalista competitivo.

Forse Napolitano aveva garantito la comprensione della CGIL sperando nella stesso senso di responsabilità che Lama ed altri segretari confederali dimostrarono in passaggi drammatici e cruciali della nostra storia politica (terrorismo) ed economica (crisi dei primi anni novanta). Ma la Camusso e la CGIL non hanno risposto al chiarissimo appello di Napolitano della fine del 2011 e si sono messi di traverso rioccupando quello spazio di potere lasciato libero da  un parlamento azzittito dagli scandali e dal fallimento della coalizione maggioritaria di destra.

La società italiana era ed è bloccata non solo  dal fallimento del maggioritario che non dà governabilità reale ma anche dal potere di interdizione di tutti i micropoteri delle corporazioni professionali, dei localismi, delle consuetudini, è ingessata dalle microrendite degli anziani, dalle rendite dei grandi patrimoni, dall’immobilità degli immobialiristi, è  bloccata dal vociare degli opinionisti, dalla persuasione occulta degli organi di informazione.

Monti abituato alle aule universitarie, ai consessi ovattati dei banchieri, alle tavole rotonde degli studiosi, alle prestigiose boiserie di redazioni di storici giornali forse non aveva toccato con mano la complessità di una società ricca di problemi come quella italiana, forse non aveva mai visitato un carcere o una borgata di una grande città o una stamberga di immigrati disperati, solo in questi giorni lo vediamo immerso in qualche realtà post industriale che espelle le persone che lavorano.

Se dopo un anno di governo non si è avveduto di questa falla interpretativa iniziale e pensa che Montezemolo e compagni possano risolvere la situazione è condannato a un più cocente fallimento, se ha capito qualcosa di nuovo rispetto alla sua ipotesi iniziale deve essere arrivato alla conclusione  che un chirurgo non è un fisioterapista né un riabilitatore e lascerà alle libere elezioni il compito di scegliere la forza politica in grado di riprendere un cammino lungo e difficile.

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