A mani nude

Ieri ho assistito ad un dibattito organizzato dal comitato ‘C’è chi dice NO’ a piazza Margana a Roma. I partecipanti erano più numerosi del previsto ma la sala era piccola.

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Il pubblico era molto qualificato, volti noti della politica degli anni passati. Gli interventi sono stati vari, tutti ricchi ed approfonditi, utili a capire meglio una questione su cui vado riflettendo e leggendo da tempo ma che presenta sempre nuove sfaccettature.  Segnalo tra gli altri tre interventi, quello introduttivo di Vittorio Emiliani, uno più tecnico del prof. Alfonso Celotto e quello conclusivo dell’avv. Guido Calvi.

Dico subito che ascoltare tali personaggi che uniscono competenza, esperienza e una vita piena di impegno civile conforta lo spirito, arricchisce la mente ed illumina la cupezza di tante preoccupazioni che spesso ci attanagliano.

Emiliano tra l’altro ha insistito sulla gravità della sproporzione tra l’uso a favore del Sì che il governo sta facendo di una Rai completamente ristrutturata e i mezzi che i comitati per il No possono mettere in campo. Una asimmetria informativa mai tollerata in passato che ora viene accettata supinamente nel silenzio quasi unanime della maggior parte dei giornali.

Celotto, un giovane cattedratico di Roma tre, ha presentato un rapido ma esauriente elenco dei punti caratterizzanti la riforma Boschi – Renzi sottolineando come proprio alcune difettose e confuse formulazioni possano portare a complicazioni ed antinomie che bloccheranno e ritarderanno l’azione legislativa e soprattutto impoveriranno il valore della rappresentanza democratica nella Repubblica. La sua analisi ha riguardato anche  il linguaggio usato nel nuovo testo, più tecnico amministrativo che linguaggio di base  di facile comprensione anche ai cittadini non specialisti.

Calvi, smentendo la principale ragione addotta dai sostenitori del Sì e cioè la pretesa efficienza del nuovo sistema più adatto a garantire l’innovazione e lo sviluppo, ha ricordato quanto l’Italia abbia progredito dal disastro della guerra sia in termini economici sia nella qualità dei diritti civili sia nella qualità della vita. Ha citato puntigliosamente alcune grandi leggi di riforma che sono state approvate dalle camere celermente sia per rispondere ad emergenze economiche come quelle del governo Monti sia per effetto di un accordo vasto tra gran parte delle forze presenti in Parlamento.

Nel dibattito e nelle raccomandazioni degli organizzatori ho percepito però quasi un isolamento di questo gruppo felicemente incontratosi ma che va alla guerra a mani nude. Non un volantino, non un appuntamento, nessuno slogan chiaro e diffondibile. Ho avuto la sensazione che il mondo dei partiti sia lontano un miglio da queste realtà nate dal volontariato di singole associazioni, disperse sul territorio ma minoritarie.

Mentre ascoltavo si è rafforzata in me la convinzione che in questa  battaglia referendaria le organizzazioni di partito e i movimenti più in vista rimarranno nelle retrovie e che in prima fila si esporranno singoli per lo più protagonisti di vecchie battaglie e che erano felicemente a riposo.

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