Se ne parla molto

Dei 5 stelle si parla e scrive molto, sono al centro di un’attenzione mediatica che li sta consacrando come possibili salvatori della patria contro ogni evidenza anche la più semplice da capire.

La Gruber nella sua rubrica quotidiana segue uno script quasi costante: dopo una discussione in cui si è girato intorno a un problema magari per stigmatizzare le posizioni e i problemi del PD, conclude con una battuta ‘ma di questo problema Grillo si è fatto ampiamente carico anche se non sempre …’. Come se dietro a tutto, anche se si parla di beni artistici, ci fosse una filigrana che gradualmente viene in primo piano ed occupa la scena, il Movimento 5 Stelle che è pronto a governare.

Di Maio è ormai ospite d’onore in tutte le rubriche possibili, chiamato sempre Presidente come fosse già presidente del Consiglio. Naturalmente con molta naturalezza può dire ciò che vuole senza tema di essere smentito o corretto dal giornalista intervistatore di turno che in genere è prostrato a zerbino. Che farete se alle prossime elezioni non arriverete al 40% e non avrete la maggioranza? chiede la Bianca Berlinguer. Luigino risponde: presenteremo un nostro programma al Parlamento e poi vedremo se avranno il coraggio di opporsi quelli che ci hanno portato a questo sfascio. Rosso in volto esibiva una piglio duro e deciso. Mi ha ricordato il disprezzo di Mussolini per le camere buie e sorde trasformate in un bivacco. Ma nel suo piccolo la Raggi mostra analogo disprezzo per il consiglio comunale romano nel momento in cui diserta una seduta da tempo fissata per andare alla settimana bianca con la famiglia.

Ma la gente ha innestato il convertitore merda fiori: negli anni scorsi sentivi per strada il malcontento, l’imprecazione, l’attenzione a ciò che non funzionava, ora la gente per strada, al mercato, al bar sembra rassegnata o addirittura sicura che a Roma siamo finalmente in buone mani e che occorre avere pazienza e ne vedremo delle belle, anche strade lisce come biliardi.

Se ne parla molto, se ne parla troppo al punto che il fiume di parole ci scorre addosso senza lasciare traccia, senza provocare una riflessione.

Tra i tanti commenti sui fatti di Genova, sulla esclusione di un designato tramite votazione online a candidato alle prossime elezioni e sull’atto d’imperio di Grillo che senza dare spiegazioni decide e dice che queste sono le regole e chi non è d’accordo vada a fondarsi un altro partito, tra tanti commenti più e o meno scandalizzati, non ho ascoltata la seguente banale considerazione.

Grillo dice: la democrazia si esercita rispettando le regole, queste sono le regole del movimento, chi non le rispetta è fuori. Giustissimo. Salvo che la prof. Marika Cassimatis aveva rispettato le regole ed aveva seguito la procedura dei click sulla piattaforma. La Raggi si era imbattuta immediatamente in disavventure formali che la facevano vacillare. Che problema c’è, basta cambiare le regole. il padrone del simbolo, in base alle carte da bollo, lo può fare a suo piacimento, fedele all’impresa di portare al potere l’intero movimento.

Sottolineo che il fatto di per sé non è molto grave, anzi per certi versi è apprezzabile se il criterio è la qualità dei selezionati e del movimento, ciò che trovo grave è che ci stiamo abituando a ragionamenti chiaramente incoerenti e ci beviamo tutto. La cosa non vale solo per Grillo, purtroppo è in buona compagnia: il travisamento della realtà è ormai sistematico e si fa fatica a capire che sta succedendo: ripresa economica, vaccini, scie chimiche, pressione fiscale, destra, sinistra, centro.

Di queste ore le chiacchiere sullo sfondamento dei 5S rispetto al PD. Il Corriere diffonde una statistica che dà i 5S al 32% e tutti a dare per ovvio che il trend li porterà al fatidico 40% in cui forse scatterebbe il premio di maggioranza. Vero, il calcolo renziano circa il danno arrecabile al movimento con la caduta di Marino e l’elezione della Raggi non ha funzionato: la Raggi può restare in montagna un altro mese e i suoi votanti le resteranno fedeli. C’è uno zoccolo duro di arrabbiati, di delusi, di fortemente impegnati, di visionari che hanno una fede incrollabile ma la crescita del consenso non è così dirompente come i fatti e le discussioni di questi giorni possono far pensare. Il dato si può leggere in molti modi anche come una soglia di resistenza oltre la quale le quotazioni dei grillini difficilmente possono andare. Ovviamente questi dati sono rilevanti per la discussione sulla legge elettorale.

Mi chiedo, ma tutto questo chiacchiericcio, questa enfasi sui destini dei 5S risponde forse anche ad una manovra interessata? un tentativo di manipolazione degli elettori?

Mi torna in mente la metafora keynesiana sulla Borsa comparata ad un concorso di bellezza. 

La speculazione in Borsa si basa sulla capacità di capire cosa gli altri operatori pensano di fare, comprare o vendere. Non importa sapere se una azienda è sana e produrrà utili e incrementerà di valore ma è fondamentale sapere cosa sanno e pensano gli altri e se compreranno o venderanno. Quindi la borsa, come in parte le elezioni politiche, è paragonabile a un concorso giornalistico in cui deve essere eletta la più bella e come incentivo alla partecipazione viene estratto un premio tra coloro che avranno indicato la vincitrice. Se mi piacciono le more ma so che in questo momento vanno di moda le bionde sceglierò una bionda. Per indovinare la vincente devo cercare di capire come voteranno gli altri e votare come vota la maggioranza.

A ben pensare anche nelle elezioni politiche si sviluppa un meccanismo simile: nello scegliere un partito non considero solo i suoi meriti, la bontà del suo programma, la qualità dei candidati, ma considero come voteranno gli altri e cerco di neutralizzare la vittoria e gli effetti di quelle forze che considero per me dannose o da punire. Per questo si enfatizza il pericolo della vittoria dell’avversario, ci si tura il naso e si vota per il meno peggio, come diceva Montanelli tanto tempo fa. In questo caso convincersi che la maggioranza voterà un determinato partito costituisce una profezia autoavverantesi.

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