Paradossi, contraddizioni e metafore 2

Come promesso, cerco di esemplificare il titolo di questi due post. La confusione e lo stallo in cui siamo piombati dopo queste elezioni, il cui significato e il cui esito continuano a sfuggire ai più, sono amplificate  da una distorsione sistematica dell’informazione che non aiuta il cittadino a capire.

I paradossi sono all’ordine del giorno: si potrebbe dire che tutti i programmi politici siano stati dei sistematici paradossi che dovendo elevare l’attenzione del cittadino un po’ assuefatto al tran tran della quotidianità, cittadino che deve essere scosso con l’uso dell’iperbole e del paradosso perché presti attenzione e ascolto.

Usciamo dall’euro perché ne avremo dei benefici è il paradosso più frequente, viene considerata una provocazione, un’iperbole, una promessa che si sa non può essere realizzata tuttavia abitua il cittadino a considerarla come una prospettiva degna di considerazione.

Ristrutturiamo il debito, l’hanno già fatto altri, è possibile. Dovremo rimborsare di meno e pagare meno interessi e così avremo più risorse per finanziare i redditi dei meno abbienti. Basterà fare nuovo debito.

In 5 giorni facciamo il governo.

In una settimana aboliamo i vitalizi

Facciamo circolare una seconda moneta coniata da noi.

Passiamo con i russi e smettiamola con questi americani.

A morte l’Europa che ci affama, viva la libertà.

In pochi mesi facciamo una nuova legge elettorale.

Ovviamente, di una proposta  paradossale non si chiede in seguito una rendicontazione, si può sempre dire che era una battuta, una provocazione, un espediente retorico di cui non si risponde davanti all’elettore. Quanti elettori hanno conservato i volantini o i programmi, quanti hanno memoria delle promesse di poche settimane fa, quanti considerano la fedeltà ai punti programmatici un valore?

In un contesto in cui volano esagerazioni, si fa a gara a chi la dice più grossa, nessuna attenzione viene prestata alla coerenza non tanto morale, della morale chi se ne frega, ma della coerenza logica, della coerenza nei ragionamenti, della correttezza delle deduzioni.

Qualcuno, mi pare proprio Tonelli, sosteneva nella fase in cui i 5 stelle si dovevano apparentare con il CDx che in fondo la Flat Tax con una certa progressività sarebbe stata accettabile. Ovviamente c’è una contraddizione in termini, una tassa piatta per definizione non è progressiva perché prevede una aliquota unica molto più bassa di quelle attuali. Naturalmente il centrodestra sapeva benissimo che lo sconto sarebbe andato a vantaggio di coloro che avevano un reddito alto e che su una parte del loro reddito pagano ora fino al 43%. Tonelli dirà forse che attraverso le esenzioni e le deduzioni era possibile modulare l’imposizione fiscale escludendo dai benefici i redditi alti ma, considerando anche che l’operazione doveva comunque assicurare una sostanziale stabilità del gettito fiscale, l’operazione comunque avrebbe determinato un appesantimento dell’imposizione proprio della fascia intermedia, quella della media borghesia impiegatizia. Ma nessuno ha provato a fare dei calcoli sensati, ha cercato di argomentare in un senso o nell’altro, intanto passava nella testolina dell’elettore che flat tax e progressività per me pari son.

Così accade anche per il maggioritario e per il proporzionale. La confusione regna sovrana. Chi si ricorda la posizione di ciascun partito rispetto ai due modelli elettorali? Tutti ricordano che Renzi voleva il maggioritario forte con l’Italicum, un ballottaggio che garantiva un parlamento appiattito su un leader e un partito con una maggioranza di ferro come accade ora per il sistema dei sindaci. Renzi, che non sembra imparare dalle batoste che prende, continua a credere che un maggioritario che consenta al popolo di decidere il governo sarebbe la panacea di tutti i mali, il sistema per superare questi en passe. Le altre forze politiche hanno avuto  posizioni variabili e contrastanti nel tempo, i 5 stelle ad esempio sono stati a lungo in favore del proporzionale e avevano spergiurato che non avrebbero fatto alleanze con nessun partito di un sistema che dicevano essere marcio fin nel midollo. Ora, senza che nessun giornalista obietti nulla, Di Maio sostiene che essendo lui il capo di una lista che ha il maggior numero di voti, pensate il 33% ovvero il 25% degli elettori potenziali, ha diritto di governare con l’appoggio forzoso di chi ci vuole stare purché senza Renzi e Berlusconi. Se non è così, è colpo di Stato, è tradimento della volontà degli elettori che si sono espressi con chiarezza … dite a Di Maio che l’Italicum è stato abolito dalla Consulta e che ora c’è il Rosatellum, una ‘spregevole’ legge che ha regalato loro un 3% aggiuntivo di seggi rispetto al 33% di voti veri. Hanno solo il 36% dei seggi non il 50% + 1 che servono per dare la fiducia ad un governo di questa Repubblica.

Quisquiglie, pinzellacchere direte voi. E’ vero in una generale confusione alimentata da tante chiacchiere superficiali, comprese le mie, in un contesto in cui l’ignoranza anche dei dati più elementari regna sovrana tutte le vacche sono nere e le differenze non si percepiscono. Ad esempio qualcuno di voi ricorda le percentuali di voti ottenute dalla lega e dal PD? Qualcuno di voi sa quanti sono i seggi assegnati rispettivamente alla Lega di Salvini, solo alla Lega non al CDx, e al PD? Bene, se non lo sapete, se nessuno ve lo ricorda, tutta la lunare discussione dei due forni è una emerita presa in giro. Mentre Di Maio e Salvini (Salvini da solo) potrebbero dar vita a un governo, hanno i numeri, Di Maio e Martina (il PD per chi non lo sapesse) non hanno i numeri. Possono discutere quanto vogliono ma devono racimolare altri parlamentari di altre forze. Sono dettagli direte voi, quisquiglie e pinzellacchere ma …

Tralascio la menzione del gioco di parole sistematicamente usato dagli imbonitori da talk show, accordo, contratto, inciucio sono termini usati per far vedere che il cambiamento è cominciato, l’era dell’honestà e della trasparenza e del rapporto corretto con i cittadini è cominciata … a proposito, ma le dirette streaming per assistere alle trattative non sono più di moda?

Torno alla confusione nata dalla assimilazione di due realtà molto diverse e incompatibili: il proporzionale e il maggioritario. La legge Rosatellum, approvata frettolosamente ma da una larga maggioranza del Parlamento, ci ha riportato ad un sistema proporzionale, seppur corretto a favore delle liste e delle coalizioni più numerose, con il 40% dei voti si poteva arrivare alla maggioranza dei seggi. Ma nessun partito, nessun leader ha impostato la campagna elettorale in funzione della nuova realtà che si sarebbe creata, nessuno ha in pratica chiarito in anticipo a quali condizioni e su che cosa avrebbe cooperato con altre forze. Per la verità gli unici che hanno dichiarato che avrebbero appoggiato un governo pentastellato sono stati quelli di LeU (forse anche per questo qualche potenziale elettore alla fine ha preferito dare direttamente il voto a 5S). Ovviamente ora qualsiasi scelta si farà non potrà essere del tutto coerente con quanto dichiarato prima delle elezioni con un ulteriore appannamento dell’immagine dei partiti.

Chiudo questo post citando l’intervista di Veltroni di ieri sera dalla Gruber. Il grande problema è ovviamente la crisi del PD e il rischio che questo scompaia dalla scena, la frana della sinistra, i rischi per la democrazia. Tutto ciò discusso in un canale e in una trasmissione che hanno fatto da megafono sistematico della delegittimazione e della demonizzazione del PD operata dal movimento di Casaleggio. L’intervista è un ottimo esempio di quanto ho cercato di dire in questo post: la babele di lingue, di teorie e di posizioni in cui non si capisce più di cosa si sta parlando. Ricordo male o anche Veltroni è stato un grande elettore di Renzi? come tutti da Cacciari a D’Alema. Ma un padre nobile che si è ritirato dalla politica e che scrive e dirige film perché va dalla Gruber a suggerire al Capo della Stato quale formula istituzione scegliere per sciogliere il garbuglio del nuovo governo, addiruttura bruciando un nome possibile come era quello di Cantone. Contestualmente stigmatizza il comportamento di Renzi che a due giorni dalla direzione del suo partito va da Fazio. Coerenza! maledizione! ti sei ritirato, stattene zitto magari scrivi un libro ma non vai a predicare dalla Gruber nel pieno della crisi.

Ma la cosa più deliziosa del nuovo Veltroni sono state le metafore, il suo discorso era pieno di immagini metaforiche, di ricami dotti e quasi poetici come ad esempio quella che paragona il PD a una farfalla delicata a cui potrebbero essere danneggiate le ali. Ma per favore!!

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