A partire da OCSE PISA 2018

Qualche giorno fa educationduepuntozero.it ha pubblicato un mio contributo sui risultati OCSE PISA 2018. 

Rileggendomi, anche alla luce di numerosi interventi giornalistici di esperti letti in questi giorni, sento la necessità di aggiungere qualche integrazione di un testo già lungo e complesso che tuttavia,  come accade in tutte le riflessioni, si presta a interpretazioni contrastati.

Non intendevo ‘fare spallucce’ sostenendo che c’è ben altro a cui pensare, nel mio articolo intendevo richiamare gli addetti ai lavori alla necessità di trarre da questi rapporti tutto quanto è utile per conoscere meglio una realtà molto complessa ed in evoluzione, non fermiamoci alle graduatorie ma leggiamo gli intrecci tra le numerose variabili rilevate, gettiamo l’occhio su altre realtà geografiche ed economiche apparentemente lontane che influiscono però direttamente sulla nostra vita corrente: alludo alla tecnologia asiatica che magicamente ha invaso le nostre vite, le nostre case e che sempre più ci appare come una realtà un po’ misteriosa di cui non capiamo tutti i segreti, tante scatole chiuse e sigillate che non sappiamo aprire e manutenere. 

Quando sostengo che poteva andare peggio intendo reagire al catastrofismo imperante che da destra e da sinistra attacca il sistema scolastico pubblico e soprattutto il riformismo che in questi ultimi decenni ha cercato, a volte inutilmente, di resistere a un declino generale che non sappiamo bene sia la causa o l’effetto della qualità della educazione/istruzione/formazione scolastica.

Il 9 dicembre ho partecipato ad un seminario organizzato da Micromega e dalla Terza Università di Roma sul tema ‘Quale scuola per quale società‘ in occasione di un numero speciale, Almanacco della scuola, della rivista.

Il video sopra linkato consente di seguire i lavori dell’intera giornata, pochi di voi avranno tempo per seguirlo tutto ma, scorrendolo rapidamente, è possibile scegliere gli interventi che più interessano e cogliere così i momenti salienti di un confronto a volte aspro tra i due rappresentanti di Micromega, Paolo Flores d’Arcais e Ernesto Galli della Loggia, e il resto degli accademici della Terza Università di Roma.

La pubblicazione dei dati PISA, avvenuta qualche giorno prima del seminario, ha innescato un confronto franco senza alcun diplomatico chiaroscuro. Flores d’Arcais e Galli della Loggia, pur provenendo da formazioni all’origine distanti, l’uno marcatamente di sinistra e l’altro più aperto al liberalismo economico, convergono su una visione della scuola allarmata e pessimistica segnata da una chiara nostalgia di un sistema formativo più severo e più colto di quella attuale.

La domanda brutale è stata: di chi è la colpa se i nostri giovani sono analfabeti, se nella scuola i ragazzi non ricevono una istruzione adeguata, se sono privi di riferimenti valoriali, se non sanno usare le mani e il cervello per eseguire lavori con cui mantenersi nella vita?

Ovviamente il sottinteso è che il guaio sia colpa della scuola di massa che non seleziona abbastanza, sia dovuto all’incapacità dei docenti di insegnare e di farsi rispettare, dipenda da famiglie familiste che proteggono troppo i propri cuccioli, sia insito nella diffusa corruzione dei valori etici (sottinteso: soprattutto al sud).

Nessun timore da parte dei due intellettuali nell’interrogare i pedagogisti presenti circa la responsabilità dell’accademia nell’ispirare una politica riformista a loro dire fallimentare.

Come sempre accade in questi casi, nei consessi che radunano un pubblico progressista, che potremmo definire di sinistra moderata, le stoccate e le polemiche dirette hanno riguardato solamente la sinistra politica come se in questo ventennio la destra non avesse governato per metà del tempo e come se le politiche scolastiche del primo quarantennio repubblicano non fossero sempre state in mano a governi indirizzati dalla Democrazia Cristiana.

Questa breve digressione sui partiti politici sta a dire che i risultati PISA non servono a validare posizioni precostituite; basterebbe sfogliare il voluminoso rapporto per trovare qualche singolo risultato a conferma di qualsiasi tesi precostituita rimanendo però chiusi in un dettaglio che non aiuta a capire l’insieme. Ad esempio, la questione della selezione e del declino delle medie dei punteggi (che peraltro non esiste) assume significati diversi se osserviamo anche le dispersioni, se ci accontentiamo di una coorte sufficientemente numerosa di studenti eccellenti, se non tolleriamo che ci siano code troppo affollate di esclusi, se pensiamo che canalizzazioni segreganti siano un problema o se siamo convinti che non si può essere tutti uguali. Il criterio per giudicare deve essere esplicito e non può veicolare buon senso o senso comune che appiattisce ogni evidenza come se tutto fosse già noto.

Alla fine del seminario di Micromega mi è rimasta la sensazione che un’altra occasione possa essere sciupata: la persistenza dei problemi del nostro sistema educativo, la sua debolezza strutturale, una società che affronta nuove sfide poste dal ristagno economico e dai problemi ecologici non ci consentono di guardare nostalgicamente a una scuola che non esiste più.

Per guardare avanti, per operare e scegliere, occorre adottare sistematicamente un approccio scientifico ai problemi dell’educazione, dell’istruzione e della formazione della giovani generazioni nelle organizzazione collettive, OCSE PISA costituisce un esempio di modalità empirica di analisi dei problemi utile a capire per poter orientare scelte da verificare sistematicamente con dati affidabili rilevati con ipotesi robuste e convincenti con il contributo di una pluralità di scienze diverse che del fenomeno educativo si occupano.

Occorre riprendere la visione visalberghiana delle Scienze dell’Educazione che prevedeva un approccio multidisciplinare a problemi complessi ai vari livelli come ad esempio la gestione di una classe, la direzione di una scuola, l’impostazione di programmi scolastici, la formazione dei docenti, la selezione del personale, l’orientamento delle scelte degli studenti, le didattiche delle discipline, il clima affettivo delle relazioni, la gestione delle risorse economiche … e l’elenco potrebbe essere lunghissimo.

Le tante tabelle e i numerosissimi grafici di OCSE PISA sono un punto di partenza da integrare con altri dati, altre ricerche, altre ipotesi e teorie, obiettivi in cui la comunità degli ‘addetti ai lavori’ devono cimentarsi in un continuum che non renda l’appuntamento triennale a questi dati un fuoco di paglia da soffocare con troppa carta di giornale.

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