Spezzare le catene

Titolo provocatorio per acchiappare lettori convinti che ci sia una dittatura sanitaria. Tecnica giornalistica per agganciare con un titolo a sensazione il lettore per far leggere un contenuto del tutto diverso.

Il nostro obiettivo, di ciascuno di noi giovane o anziano, lavoratore o inattivo, è quello di spezzare la catena del contagio, di impedire che il numero dei contagiati da ciascun positivo sia troppo alto e riportarlo a una media inferiore ad 1 senza dover chiudere tutto, limitando le occasioni di contatto allo stretto indispensabile.

Nelle recriminazioni da parte di coloro che solo due mesi fa ironizzavano sull’idea che ci potesse essere una seconda ondata c’è di tutto, c’è la rabbia di chi pensa che il governo della Repubblica sia onnipotente e avrebbe dovuto fare tutto mentre il paese si godeva finalmente le vacanze al mare in modo spensierato.

Per quanto mi riguarda sono sempre più infuriato con la stampa, i media, i giornalisti e gli opinionisti che hanno fatto di tutto per confondere le idee delle gente. Anche il narcisismo degli scienziati ha contribuito a sollevare polvere mettendo in evidenza come fossero contraddittorie quelle posizioni che normalmente corrispondono ad una fisiologica dialettica tra ricercatori.

In questo coro di lamentele anch’io vorrei fare una recriminazione forse banale, ma in questa fase decisamente cruciale: alla gente non è stato spiegato a sufficienza il meccanismo del contagio e il suo carattere esplosivo. Le notizie giornalistiche si soffermano sui focolai delle comunità molto numerose in cui all’improvviso si scoprono decine di contagiati: immediatamente attribuiamo questi casi all’incuria, alla sciatteria delle case di cura o dei conventi. Il realtà ciò accade perché in una comunità che si ritiene ben protetta e sicura, quelle che nei miei post ho chiamato bolle sociali sicure, i contatti sono liberi e tranquilli perché tutti si ritengono sani. Ma basta un singolo contatto esterno, una distrazione perché in pochi giorni la catena dei contatti possa contagiare decine di soggetti ad esempio nella sala da pranzo e nei servizi comuni.

La virulenza di questo corona virus risiede nel fatto che l’incubazione dura alcuni giorni forse quattro o cinque durante i quali prima ancora della comparsa dei sintomi, e quindi dell’allarme, comincia già il contagio e si attivano delle catene che si diffondono nei più vari contesti.

Il meccanismo del contagio nelle grandi comunità è lo stesso che si verifica anche nelle piccole bolle sociali che si sentono sicure: famiglie, amici, compagni di lavoro o di corso. Da qui nasce la richiesta di limitare a 6 la numerosità di gruppi che si riuniscono in presenza per discutere o per festeggiare o per mangiare. Se ci fosse un contagiato nel gruppo, usando le mascherine e il distanziamento, la probabilità di contagio potrebbe essere piccola, supponiamo il 20%, e quindi in un gruppo di 6 ci sarebbero mediamente 1,2 infettati. Se la festa è di 100 persone, assumendo la stessa probabilità di infezione tra coppie che entrano in contatto, con un solo ospite infettato si avrebbe una previsione di circa 20 infettati che dopo la festa se ne tornano a casa e infettano a loro volta altri malcapitati con un effetto moltiplicativo incontrollabile. Da questo calcolo nasce la richiesta che i gruppi che si riuniscono e stanno a lungo a contatto tra loro siano piccoli sia perché la probabilità che ci sia un infettato è piccola sia perché l’eventuale infettato potrebbe infettare pochi individui. Se non vogliamo o non possiamo chiudere le scuole e chiudere le fabbriche e gli uffici è possibile spezzare le catene del contagio nelle relazioni amicali e famigliari per evitare la diffusione rapida: se i gruppi sociali sono piccoli e vigono le precauzioni suggerite, la diffusione è rallentata e anche i contagi ‘inevitabili’ dei contesti lavorativi e di studio saranno meno numerosi.

Caro lettore ti sei annoiato e pensi che il mio sia il solito pippone paternalistico. Forse. Ma mi sono deciso a scrivere queste cose, che avevo da giorni in mente, a partire da una telefonata di un caro amico tutt’altro che sprovveduto, anzi molto competente.

Dopo aver parlato di figli e nipoti, di economia e di politica, il mio amico mi chiede una previsione sul futuro: è noto che sono un tuttologo catastrofista. Faccio una rassegna di vari scenari e a un certo punto cito anche il caso che sia possibile estirpare il virus. Qui mi interrompe e mi dice: ma ciò non è possibile se non c’è il vaccino, vedrai che diventerà come l’influenza a cui dovremo abituarci. Era uno degli scenari discussi ma mi rendo conto che il mio amico non ha capito che senza il vaccino sarebbe comunque possibile estirpare il virus in una popolazione umana. E come è possibile, dice lui?

La nuova Zelanda c’è riuscita, così anche la Cina, mi sembrano dei casi significativi! Certo, devono chiudere le frontiere se vorranno rimanere virus free, da qui il pericolo che tutto si fermi a livello planetario e che sparisca il turismo e i viaggi aerei come li abbiamo visti sinora ma con il solo distanziamento l’eradicamento, in linea teorica, sarebbe possibile. E come?

Il virus di riproduce in una cellula ospite e appena può alcune sue repliche dilagano anche in altre cellule dell’organismo e tramite il respiro anche all’esterno dell’organismo. Cercano così di impiantarsi anche su altri ospiti. Ora supponi che ci fosse un situazione in cui il contagio non fosse possibile, tutti fermi a casa con una scorta di cibo per 15 giorni ciascuno isolato senza aver contatti con altri umani. Il virus non può colonizzare altri umani e quindi resta a riprodursi nel suo ospite in cui si trova in quel momento. Lì l’ospite reagisce producendo anticorpi in grado di uccidere le proprie cellule infettate. Se le cellule infettate sono troppe e sono in organi vitali l’ospite si uccide da solo con la sua reazione immunitaria e il virus è fregato perché il suo ambiente in cui potrebbe moltiplicarsi rapidamente degrada e il virus con lui. Se invece le cellule infettate sono poche e non si trovano in organi vitali, il virus soccombe con le cellule e il soggetto guarisce avendo fatto fuori il virus. Se non c’è la trasmissione il virus è fregato, un certo numero di umani soccombe ma il resto della popolazione si libera del virus. Tutto ciò senza nemmeno l’immunità dei guariti, semplicemente il virus è sparito, è stato distrutto. Ovviamente questo è un modello di fantasia perché è irrealizzabile simultaneamente sull’intero globo terrestre ma se le catene del contagio sono almeno in parte spezzate e il fattore di diffusione è inferiore a 1 in un tempo limitato la quantità di virus circolante potrebbe andare quasi a zero.

E allora perché non farlo? perché tutti coloro che sono senzienti sono preoccupati? semplicemente perché il meccanismo di diffusione è tale che nel momento in cui ti senti sicuro di aver debellato il mostro, basta un singolo infettato in un sperduto paesetto che si crede virus free che in pochi giorni diffonde di nuovo il virus nella sua cerchia più o meno larga e riaccende un focolaio.

Ma Raimondo, così non ci liberemo mai! Per questo il vaccino e le cure sono la prospettiva che ci lascia sperare che da questo incubo si possa uscire, caro mio, noi vecchietti dobbiamo mettere in conto che la nostra previsione i vita si sia accorciata ma … intanto possiamo contribuire a rompere le catene del contagio facendo molta attenzione ai contatti e ai presìdi che ci hanno consigliato. Per esempio tenendo sempre acceso Immuni quando andiamo in giro.

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