A piccoli e grandi passi si risale la china

La giornata di ieri 16 marzo è stata esaltante. L’ho passata incollato alla televisione per seguire in diretta l’elezione dei presidenti del parlamento. In realtà sono stato spiazzato dalla elezione della Boldrini, ero in cantina a far ordine perché ero convinto che nemmeno ieri avremmo avuto un esito e quando ho letto il sottotitolo su Rainews24 per qualche istante sono rimasto incredulo. Sono così ignorante, siamo così ignoranti dei meccanismi regolamentari delle istituzioni che questo esito mi appariva impossibile, anche perché in questi giorni siamo stati così bombardati dal mantra grillino dei giornalisti grillinomutanti secondo cui Grillo era il vincitore.  Secondo tutti i commentatori televisivi Bersani non era più nemmeno legittimato a fare una proposta.

Per due settimane Bersani ha cercato di cucire alleanze ricevendo insulti ed attacchi come se stesse comprando voti. Se dai grillini c’era da aspettarselo, chi è andato fuori di testa è stato Monti il quale non è stato in grado di valorizzare il suo prezioso 10% per creare le condizioni politiche per un dialogo sulle istituzioni. Il massimo della insipienza l’ha raggiunto quando si è proposto a presidente del senato dopo che aveva spergiurato che era indifferente alla prima carica dello stato. C’è voluto Napolitano, il quale gli ha pubblicamente dovuto dire, ma allora non hai capito niente della situazione? tu potresti dover governare ancora per mesi, non puoi far saltare tutto come se fossi un grillino. Forse che Scelta civica non aveva nessuno da proporre? quel professore Romano che era andato più volte in televisione e che si dimostrava persona intelligente e colta, outsider della politica, giovane e bella presenza, non poteva dare un segno di cambiamento nella seconda carica dello stato?

Come zitelle inacidite quando ormai era chiaro che con il meccanismo del ballottaggio passava il candidato di ‘Italia Bene Comune’ (sì, perché così si chiama l’alleanza di centro sinistra) non sono stati nemmeno così intelligenti di lasciare libertà di voto ai propri e hanno votato scheda bianca, scheda  bianca a una persona come Grasso contrapposto a un avvocato siciliano che giorni prima era andato a manifestare contro la magistratura milanese. Che magra e miseranda figura. Infatti Monti dopo aver votato, uscendo rapidamente dalla cabina a testa bassa è tornato al suo posto di senatore a vita, ha raccolto le sue cose e se ne è andato, così almeno hanno detto i cronisti che stavano all’esterno del palazzo. Dico ciò con amarezza perché ho creduto in Monti e perché credo che abbia fatto del bene al paese.

La sorpresa positiva della giornata sono stati i senatori di M5S, sembra che abbiano avuto animate discussioni di fronte al dilemma se appoggiare o no Grasso, che comunque per pochi voti poteva non passare. Non sono soldatini obbedienti ma cittadini pensanti i quali sono anche legati al territorio da cui provengono, alle centinaia di attivisti con cui hanno fatto volantinaggio, alle organizzazioni che li hanno formati. Penso che Don Ciotti e Libera abbiano avuto qualche ruolo in questo gioco complesso di immagini, relazioni, comunicati, per cui i senatori hanno sentito maggiormente il peso delle loro scelte individuali.

A fine serata Grillo dal suo buen ritiro, dal suo sancta sanctorum informatico, da cui tempesta di comunicati, ordini e riflessioni, intima a ciascuno di rendere pubblicamente conto della scelta di votare Grasso, di confessare la colpa di aver disubbidito al capo padre padrone. Scherzi di una conduzione monocratica, quasi maniacale, di unti del signore che pensano di imbrigliare lo spirito di una comunità di intenti.

Poi ci sono i giornalisti che deformano la realtà. Porro a ‘In onda’ si straccia le vesti perché il PD non ha rispettato l’etichetta prendendosi tutto e, non si fa così. Ha la memoria proprio corta perché il padrone del giornale per cui scrive, tale Berlusconi, nella sedicesima legislatura aveva elevato al soglio Schifani e Fini, alla faccia di ogni etichetta. Porro avrebbe ragione se il PD avesse votato Finocchiaro e Franceschini, e lo poteva fare. Il PD ha scelto due non politici, due persone che hanno speso la loro vita in professioni alte e prestigiose per la loro competenza e la loro passione civile.

Ho ascoltato il discorso di investitura di Piero Grasso e mi sono commosso fino alle lacrime. Un racconto di fatti, di persone, di idee che in me creavano delle sintonie, delle emozioni, delle speranze. Ero solo in casa ma comunicavo con messaggini con Anna scambiando battute ed impressioni, arrivava qualche telefonata altrettanto emozionata.

Poi andando di corsa a fare la spesa, perché ormai s’era fatto tardi, camminando tra la gente indaffarata ed indifferente a tante emozioni di un neopensionato conservatore, ho capito più a fondo il valore di quello che era successo.

Se penso al ventennio che si sta chiudendo, se dovessi definire il berlusconismo che si sta esaurendo due sono i tratti distintivi:  da una lato il liberismo degenerato in affarismo, in consorteria, in illegalità più o meno organizzata, in mafie che hanno dilagato come un cancro in tutto il paese, dall’altro la chiusura a riccio di una società ricca che non è più in grado nemmeno di assistere i propri vecchi e che rifiuta l’immigrazione e l’integrazione di popolazioni meno fortunate che vogliono venire a lavorare. Di questo ventennio ricorderemo la Bossi Fini e la depenalizzazione del falso in bilancio. Ebbene, ironia della storia o saggezza dello spirito, le due persone scelte ieri si sono distinte nell’assistenza a livello di istituzioni internazionali dei migranti e nella lotta alla Mafia. Il grillismo che assimila tutti i politici a ladri e che afferma che tutti sono uguali nella responsabilità del disastroso bilancio di questo ventennio è stato sconfitto anche su questo.

Non ho ascoltato in diretta il discorso di Boldrini perché stavo prendendo un aperitivo con il giovane ucraino che era venuto ad aiutarci a sistemare la cantina perché servivano braccia robuste per spostare suppellettili accumulate nel tempo. Ero a chiedere dei suoi figli piccoletti, Matteo di sei anni e una bambina di cui ora non ricordo il nome. Allora i suoi occhi si sono illuminati dopo che avevamo parlato della precarietà del posto che aveva ora e del rischio di dover rientrare in patria se l’avesse perso. Che lingua parla Matteo? italiano meglio di me. Si sta costruendo una casa in Ucraina? Sì l’ho comprata ma spero di restare qua. Spero che i miei figli diventino italiani. L’Italia si salverà perché c’è gente piena di forza e di amore per i propri figli che potrà darci una mano a sistemare le nostre cantine per gettare la robaccia e far posto al vino buono.

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3 thoughts on “A piccoli e grandi passi si risale la china

  1. Ammappa oh! Mi hai commosso. E’ uno dei tuoi pezzi pi belli. HO poco tempo perch vado da Chiara a pranzo, senn avrei risposto al Blog…ma spero di farlo. Sei FORTEEEEEEE! anna

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