Al nostro presidente

Mi sono svegliato alle 4 senza riuscire a riprendere sonno. Mi sono immedesimato in Napolitano e ho cominciato a pensare al rebus che sta cercando di sciogliere.

Ci sono momenti in cui la decisione del singolo, la decisione di una persona costituisce un bivio storico per tutti noi. Lo abbiamo sperimentato in questi ultimi tempi: i tentennamenti di Berlusconi, le scelte di Monti, la rinuncia di Benedetto XVI, le scelte di Bersani, gli editti di Grillo, e questa notte le scelte di Napolitano.

Nel bene o nel male questi personaggi, le loro scelte, la loro immagine, la loro storia ci appartengono intimamente, sono l’oggetto dei nostri sentimenti di affetto o di odio, di gratitudine o di risentimento. Anche se faccio di tutto per tenere spento il televisore, comunque sono volti che invadono la nostra casa, i nostri discorsi a tavola, le nostre telefonate. Napolitano, ora che invecchia, assomiglia sempre di più a mio padre che non c’è più e questo rinforza il sentimento di gratitudine filiale che provo per lui. Se potessi lo vorrei abbracciare forte.

Ma, seguendo i miei pensieri, mi sono chiesto, che farà? Seguirà il mio consiglio? Penso di no, spero di no. Non è uno che recede di fronte alla difficoltà. Cosa fare?

Politicamente la cosa è chiara: il PD approverà qualsiasi governo del presidente, il PDL potrebbe essere recalcitrante ma alla fine non potrà negare la disponibilità espressa in tutte le salse in questi ultimi giorni, Monti non potrà rifugiarsi sull’Aventino, la pattuglia dei grillini avrà delle lacerazioni interne. Insomma la maggioranza per la fiducia ci sarà certamente.

Il problema è il nome. Come in tutti i rebus ci sarebbe una soluzione semplice, semplicissima. Chiamare la Boldrini a presiedere il governo. E’ una donna, è stata eletta nel partito di Vendola, ha lavorato in organizzazioni internazionali, si sa muovere in sistemi complessi, è bella. Potrebbe rilevare parte del governo attuale, confermando quei ministri che hanno operato con competenza e senso dello Stato. Alcune poltrone dovrebbero essere rinnovate ma c’è l’imbarazzo della scelta. Un governo per un anno per fare pochissime cose.

La presidenza della camera potrebbe andare ad un esponente di Scelta Civica riequilibrando lo schema della ripartizione delle alte cariche istituzionali.

Mi auguro che questa sera entro le 21 il nuovo governo giuri nelle mani del capo dello stato e che la Pasqua sia di Resurrezione dell’Italia e di Liberazione da questo ricatto odioso in cui Grillo ci ha costretto in questo mese.

Mi sono così alzato dal letto pensando a Grillo. Che meschina figura di generale che briga nelle retrovie, (consiglio di leggere il libro che sto leggendo: Un anno sull’Altipiano) che continua a provocare con il suo linguaggio da postribolo, che di fronte alle responsabilità di scelte per cui i suoi sono ben pagati è stato preso da un attacco di cagotto, da una pavidità che è tipica dei megalomani isterici.

Ora anche i suoi supporter, i borghesi benpensanti impauriti dalle difficoltà del presente che pensavano di esorcizzare la propria paura votando un movimento che faceva della paura, della rabbia, dell’invidia le sue bandiere cominciano a capire meglio, a capire che l’unico modo per uscire dalla disperazione è di mettersi a lavorare, in tutti i campi, di darsi da fare un passetto dietro l’altro per scalare questa montagna che ci si para davanti.

Auguri Presidente, ci auguriamo tutti e ti auguriamo una Pasqua felice e leggera.

 

 

 

3 risposte a "Al nostro presidente"

  1. ore 14,00 Il presidente ha annunciato che non molla, resterà fino alla fine del mandato, che il governo c’è e può lavorare (dà ragione a Grillo) ma che continuerà a tessere la tela per definire un programma accettabile ad una nuova maggioranza, per questo si avvarrà di un gruppo di saggi. Il governo nuovo lo vuole fare. Ottimismo della volontà. Grazie Presidente. Grazie Costituzione che sei stata scritta da gente saggia e competente che ha messo in piedi una sistema di regole a prova della miseria dei singoli.

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