Contro i ‘sindaci’

Ci siamo. Il dado è tratto, Mattia il gradasso ha deciso di umiliare la sua minoranza interna, di rottamarla, di asfaltarla senza pietà ponendo al primo posto il decisionismo, l’efficienza, la sveltezza.

Basta a discutere, questa legge è la meno peggio, finalmente avremo il sindaco d’Italia uno che per cinque anni governa e risolve tutti i problemi.

A Mattia hanno assicurato che il decisionismo è gradito al popolo disperato, che circola una nostalgia diffusa per i metodi di Benito, per la Milano da bere di Bettino, per gli stessi momenti splendidi di Silvio. Quindi ai calcoli prudenti della Bindi oppone il suo azzardo, prendere o lasciare.

Poco conta il paradosso di Condorcet per cui in una elezione ripetuta in un ballottaggio tra i primi due classificati possa emergere una maggioranza diversa dalla prima votazione, che, in parole più semplici, nel nostro caso l’Italicum possa regalare la maggioranza assoluta in Parlamento ad una forza che ha realmente il 20% dei votanti ovvero  il 12% degli aventi diritto al voto. Poco importa che sia l’astro nascente Grillo o il vecchio e stanco Berlusconi. Mattia è certo che la paura e l’opportunismo prevarranno e la media borghesia starà con lui e lui potrà finalmente governare con un partito unico della nazione sulla base di un 40%*60%=24% reale di consenso dei cittadini.

Sono stato sempre contro il maggioritario e lo sono ora ancora di più in questo tempo complesso in cui le scelte devono essere radicali e forse dolorose e c’è bisogno di consensi larghi di comprensione e condivisione da parte di gran parte dei cittadini. Il bipolarismo non si è realizzato, siamo almeno tripolari o quadripolari se contiamo la maggioranza silenziosa che non vota ma che da un giorno all’altro potrebbe risvegliarsi.

Sono ancora di più contro maggioranze fittizie create con i premi se guardo proprio l’esperienza dei sindaci, forse certe infiltrazioni malavitose, certi nepotismi, certa corruttela non sarebbero allignate nei comuni se il potere del sindaco non fosse stato così indiscutibile e incontrollato.

Sono preoccupato che il modello del sindaco-federale sia da importare nella scuola con un preside onnipotente che fa e disfa per massimizzare il suo punteggio personale nella graduatoria dei ‘buoni presidi’.

Sono contro il maggioritario perché in Germania governa una coalizione e loro sono i primi, senza aver umiliato i sindacati e senza scardinare lo stato sociale.

Ma l’ambizione di uno solo, circondato da uno stuolo di opportunisti invischiati nella gestione del potere e con le dita appiccicose di marmellata, impone la forza dei numeri alla faccia dei regolamenti, delle consuetudini e del buon senso.

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