Sicilia caso a sé?

Lo sgretolamento del nostro tessuto nazionale procede senza sosta, è difficile scorgere tentativi di ricomposizione che diano speranza. Il clima, l’economia, la politica mostrano delle crepe che si allargano e non emergono personaggi capaci di riannodare le diversità e lenire i rancori e le delusioni.

Parlo del caso delle elezioni siciliane per illustrare un aspetto apparentemente secondario che però a mio parere corrode il tessuto della ragionevolezza collettiva.

Gran parte del dibattito odierno sulle alleanze e sui leader, urgente per la Sicilia ed imminente per l’Italia, prescinde dalla conoscenza o dalla consapevolezza degli effetti che i sistemi elettorali hanno sulle scelte politiche che si dovranno prendere. Gli unici che traggono beneficio dalla paranoia attuale sono i grillini: non vogliono fare alleanze né prima né dopo, potrebbero andare al governo ma si accomoderanno volentieri all’opposizione per controllare e quindi appaiono agli elettori come i più coerenti e i più promettenti.

La regione siciliana ha un sistema elettorale  maggioritario con doppio turno più o meno come accade per i consigli comunali. Nel maggioritario con un elettorato sgretolato in mille fazioni, grosso modo in tre o quattro gruppi maggiori, può vincere solo una delle forze  che al primo turno arriva al primo o secondo posto. Per questo le alleanze utili sono quelle che si fanno prima del primo turno o tra il primo e il secondo, tutto viene giocato prima delle elezioni definitive, poi i giochi delle alleanze sono chiusi.

Nel Parlamento nazionale invece, se non si approva una nuova legge elettorale, vige  un sistema proporzionale quasi puro con leggeri tagli dovuti alle soglie e con un improbabile premio di maggioranza per la sola camera dei deputati riservato a chi supera il 40% nel primo turno. In questo sistema le alleanze e le aggregazioni preventive  non devono snaturare l’identità della formazione che si presenta, sarebbero controproducenti, sono utili solo se servono a superare la soglia di sbarramento. Per il resto chi si sente sicuro con il suo 7 – 8% potrà sperare di farcela da solo e di poter contrattare a posteriori  la costituzione di nuove alleanze parlamentari dopo le elezioni direttamente in assemblea. Ovviamente anche a livello nazionale la tentazione maggioritaria è ancora  molto forte, da vent’anni respiriamo quel clima per cui la proposta  di listoni eterogenei, ma sulla carta capaci di vincere, ricompare ogni tanto.

In sostanza si vince uniti o presentandosi divisi? Dipende dal sistema elettorale.

Qui nasce la paranoia della tattica elettorale, o forse meglio dire la schizofrenia. Se isolo una affermazione di un politico  o una scelta di una coalizione dal contesto specifico questa perde di significato o è addirittura contraddittoria. E’ la difficoltà di Pisapia il quale  mi sembra a volte  confonda il contesto di cui parla (nazionale o regionale?), è la difficoltà di tutto il centro sinistra che continuamente si sgretola ma che, se vuol vincere, deve trovare dei modi per aggregarsi che necessariamente saranno diversi in Sicilia e a livello nazionale.

Temo che questa distinzione di cui ho parlato non sia sempre presente nelle analisi di molti giornalisti e commentatori. Addirittura, alcuni commentatori che ne hanno una sicura  consapevolezza,  utilizzano queste diverse prospettive  per confondere gli elettori e convincerli del fatto che i politici sono paranoici o rancorosi o mafiosetti.

La giusta richiesta di Mattarella di avere leggi elettorali coerenti tra Camera e Senato dovrebbe essere estesa a tutto il sistema delle istituzioni rappresentative sul territorio. Forse criteri omogenei e stringenti dovrebbero essere previsti in Costituzione per rendere il sistema delle autonomie meno differenziato dall’istanza nazionale.

Nel sistema politico delle rappresentanze ora ci sono almeno tre giocatori principali e molti altre forze variamente consolidate e differenziate sul territorio. Il rischio che si possa stabilizzare nel tempo una specie di pelle di leopardo che ogni due o tre anni cambia chiazze e colore renderà sistematico il rimpallo delle responsabilità, nessun progetto pluriennale sarà portato a termine né localmente né centralmente (basta pensare alla TAV), lo stallo permarrà perché si consoliderà la frantumazione, lo sgretolamento. Se la Sicilia è un caso a sé, allora ogni piccolo comune è un caso a sé, ogni regione e ogni amministrazione smonterà quello che ha fatto la precedente perché la delegittimazione dell’avversario sarà sistematica.

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