Virus e Media

In queste settimane invase dal coronavirus emergono più chiaramente tante nostre debolezze individuali e collettive. L’atteggiamento più diffuso sembra essere quello dell’adolescente sbruffone che non teme nulla ma che di fronte a un pericolo reale, di fronte a un danno certo e doloroso piagnucola, impreca, minaccia, urla, chiede pietà e soccorso.

Diffondere il panico

Quasi fosse una nemesi pianificata dall’Alto, il male ha aggredito le regioni dove erano maggioritari gli antivaccinisti, i complottisti, gli indipendentisti, i primi della classe che sfottevano i più deboli e i più miseri. Ora, un esserino invisibile e la paura di poterne morire ha messo in ginocchio la città più ricca ed efficiente del paese. Così sembra, se si desse ascolto ai Media che amplificano un disagio reale per ottenere anche questa volta aiuti economici straordinari che lo Stato, l’Europa, dovrebbero erogare pronta cassa e senza limiti, perché a loro dire qualche fallimento nella splendida Milano sarebbe una sciagura per l’intero paese.

Sono certo che non sia così, sono sicuro che la Milano che conosco abbia la forza economica e morale per resistere e reagire da sola, collaborando con tutti, ma i Media, che sono al soldo di certo capitalismo lombardo assistito, ora fanno un sistematico piagnisteo come è sempre accaduto nei momenti difficili: chi occupa il potere ne approfitta per consolidare la posizione.

Alzare polveroni

I media amplificano le contraddizioni insite in informazioni incerte su una situazione molto seria e complessa. Ai tecnici e ai competenti si dà un grande spazio nei dibattiti televisivi ma questi personaggi abituati a lavorare nel chiuso dei laboratori e delle cliniche, che preferirebbero parlare distesamente nei convegni accademici, devono volgarizzare in poche battute informazioni complicate e specialistiche. Il tempo delle esposizioni è molto limitato e, se non stanno nei minuti assegnati, il conduttore di turno toglie la parola e sintetizza in tre parole a suo piacimento il punto di cui si parla. In questi giorni si può verificare concretamente la debolezza di tanti giornalisti anche molto paludati, (meglio dire l’ignoranza?) che sistematicamente traducono le informazioni dei competenti piegandole al discorso di parte che loro intendono portare avanti. A questo punto i giornalisti si sono frapposti come il filtro principale tra il popolo, i politici e i tecnici monopolizzando l’informazione e finalizzando la comunicazione al sensazionalismo fondato sulla paura.

Il potere della parola e dell’immagine

Affiora in queste settimane difficili una realtà che nel tempo si è consolidata: il potere autonomo e irresponsabile dei Media. Nulla di nuovo direte voi, il successo del Berlusconismo, del sistema Casaleggio sono l’effetto di una sistematica esposizione alle parole e alle immagini: una popolazione che possa molte ore della propria vita di fronte ad un schermo seducente, come sto facendo io in questo momento. Una popolazione fragile allevata nel benessere e nelle rassicurazioni sistematiche ha delegato il potere a personaggi inconsistenti e incompetenti di dubbia moralità, visto che le parole e le immagini dei Media hanno oscurato le parole e le immagini di ogni chiesa e comunità, comunità religiose, comunità laiche, associazioni scientifiche, corporazioni professionali, partiti e organizzazioni. Come se in un organismo vivo un cancro avesse indebolito e disgregato molti organi vitali. Sempre più mi convinco, e la diffusione del virus lo sta mettendo in evidenza, che la nostra società sia immunodepressa è stata troppo a lungo illusa e delusa, viziata, coccolata da una madre compiacente che si chiamava televisione, internet, social.

Dentro i Media una casta

Cerco di sottrarmi al potere ipnotico dei media, tengo spenta la televisione che troneggia nel mio salotto, la accendo dopo le 20,30, seguo solo la Gruber, la quale sempre più spesso mi fa arrabbiare, e verso le 23 la rassegna stampa di Rainews24. Due sono le cose di cui mi sono convinto:

  1. i giornalisti si comportano come una casta di potere;
  2. il loro livello medio è molto scadente, rimasticano malamente quanto le agenzie di stampa riversano sulle loro scrivanie.

In questi giorni in cui anche i politici fanno uno sforzo per ritrovare una concordia tattica per uscire indenni da questo trauma sociale potenzialmente disastroso, i commenti dei giornalisti sono tutti finalizzati a trovare il pelo nell’uovo, a sottolineare le altrui contraddizioni, a giudicare severamente chi dovrebbe fare miracoli ma non ci riesce. Giudici severi e irresponsabili con affermazioni cerchiobottiste generiche mal formulate in un italiano incerto e povero.

Il capo dello Stato parla alla nazione

Siete arrivati sin qui? Avete capito che questo è uno sfogo? mi sono trattenuto nell’esprimere compiutamente quello che penso. La mia rabbia è cresciuta quando ho ascoltato alcuni commenti all’appello del presidente della Repubblica Mattarella. Ve li risparmio ma provate a fare attenzione alla irriverenza, alla mancanza di rispetto, alla dissacrante ironia quasi sarcastica con cui molti giornalisti hanno commentato le parole del Capo dello Stato. Questi poracci, perché poracci sono anche se dispongono di tempo illimitato per imbonire il popolo, si permettono di giudicare tre minuti di parole ed immagini che richiamano la nazione ad una mobilitazione storica per realizzare un civile colpo di reni capace di non farci affogare. Non si ascolta ma si discetta e si discute pronti a dimostrare che le scelte del governo, quelle che il presidente ci raccomanda di seguire con scrupolo, sono inadatte ed insufficienti o inutili.

Il servizio sul discorso è arricchito da immagini di repertorio in cui il presidente Mattarella, visitando un ospedale stringe la mano a tutti, in particolare ad una schiera di infermiere in divisa. Quelle immagini forse di qualche mese fa erano il segno della cortesia del nostro capo dello Stato ma diffuse ora come se fossero state strette dopo che il governo ha sconsigliato tale pratica è un cattivissimo esempio per i cittadini italiani …. ma il messaggio subliminale è passato … vedi nemmeno Mattarella crede alle panzane del governo.

Mentre scrivevo questo post, Franco, un ex studente che mi è molto caro, mi scrive su messenger per sapere di noi e mi raccomanda di rispettare l’isolamento volontario e le precauzioni nei contatti. Una bella chat privata che incoraggia e aumenta le nostre difese immunitarie perché la solidarietà e l’attenzione, anche attraverso questi Media autogestiti, possono attutire gli effetti perversi di una rarefazione dei rapporti sociali imposta dal Coronavirus. Poi ci sono le colonne sonore ad aiutarci.

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