Bolle sociali a scuola

Dopo il piccolo incubo di cui vi ho raccontato non posso non parlare di ciò che mi frulla in testa sulla scuola e sulla sua necessaria riapertura.

Avrei moltissimo da scrivere perché sto leggendo tante cose sulla rete e il dibattito, anche tra le posizioni più vicina alle mie, è sempre più lacerante.

Mi limito a raccontare solo due riflessioni sulle quali mi soffermo più di frequente.

Una jam session

Il 29 febbraio, quando già era stato dato l’allarme sulla diffusione del corona virus, partecipammo ad un piccolo concerto jazz di due gruppi musicali in un centro culturale del mio quartiere. Forse era una imprudenza ma suonava Luca, un nostro nipote, e non si poteva mancare. Due gruppi presentarono di seguito due programmi ma alla fine del concerto uno dei trombettisti più anziani, quando già alcuni musicisti se ne erano andati, lanciò l’idea di suonare tutti insieme, di realizzare una jam session fatta di improvvisazioni e di assoli virtuosistici a partire da un semplice motivo o da un pezzo famoso. E’ stata una esperienza del tutto diversa dalla prima parte del concerto, pezzi di bravura, ritmo e sonorità travolgenti, espressioni tra i musicisti e tra il pubblico di autentica felicità. Divertimento puro. Nella prima parte del concerto un direttore con un gruppo che seguiva i suoi comandi, nella seconda parte un evento in cui la musica si basava sugli sguardi e sulla rapida intesa tra gli orchestrali e la qualità della prestazione complessiva dipendeva dalla bravura individuale.

Dopo quel concerto abbiamo interrotto tutte le uscite non necessarie ancor prima della proclamazione del lockdown. Quella serata è rimasta nella mia mente come paradigma per classificare le strategie assunte per contrastare il corona virus: quanto dipendeva dal governo che uniformava regole e procedure e quanto invece dalle responsabilità diffuse di tutti gli attori sociali giù giù fino alla disciplina interna in ogni famiglia o fino ai regolamenti condominiali?

Nel caso italiano, come anche in molte altre democrazie europee, il direttore d’orchestra governativo aveva le mani legate da una struttura dello Stato che assegnava a tante orchestre locali la responsabilità della gestione della sanità pubblica: sarebbe stata una jam session improvvisata ma efficace o una cacofonia insopportabile e disastrosa? Tornerò forse a riflettere su questo aspetto della vicenda, visto che ora siamo nella fase dei rimpalli delle responsabilità: lo Stato centrale non ha battuto il tempo giusto oppure sono stati i direttori dei gruppi regionali che non hanno guardato la bacchetta del direttore e hanno fatto di testa loro accelerando o ritardando i tempi e i ritmi e cambiando gli spartiti? Alcuni pensano che il tutto abbia prodotto una esecuzione accettabile e dignitosa altri continuano a stracciarsi le vesti e protestano.

Questa metafora musicale continua a ispirare la mia riflessione quando penso al sistema scolastico che dovrebbe al più presto decidere come ripartire.

Il direttore d’orchestra che dirige dal centro (il ministro) si basa su spartiti scritti da un autore molto autorevole che però conosce poco gli strumenti e le armonie prodotte dall’orchestra scuola. Fuor da metafora, lo schema organizzativo che ispira tutta la discussione sul come fare cerca di diffondere rigide regole uniformi, legate soprattutto dalla necessità di contenere l’epidemia, regole la cui applicabilità è inedita e non collaudata e la cui efficacia dipende da una complessa moltitudine di attori sparsi in migliaia di scuole e di plessi che hanno caratteristiche molto varie. Quanto più il ministro cerca di rendere operativi e realizzabili i criteri medici e epidemiologi del comitato tecnico scientifico tanto più lo spartito diventa incomprensibile e a volte ridicolo (paratie di plexiglas).

Al ministro bisognerebbe dire che esiste l’autonomia scolastica e che, fissati i criteri generali, forse le soluzioni operative potrebbero essere cercate ed adottate localmente dal territorio o addirittura dalla singola scuola. Ovviamente le condizioni sono due, un incremento di risorse e qualche forma di depenalizzazione rispetto ai rischi del contagio. Come nelle jam session, occorrono solisti di qualità, motivi musicali conosciuti da tutti, intesa veloce tra tutti. In sostanza non è questione di cavillosi e dettagliati regolamenti ma di criteri e valori condivisi da tutti i musicisti, docenti, genitori, dirigenti, studenti, intellettuali, opinion maker … caro Bolletta vedo che ti rendi conto che la tua idea non è realistica. Ma forse è l’unica strada percorribile, è tutta in salita da fare con molta fatica.

Bolle sociali

I miei lettori sanno cosa intendo per bolle sociali, ne ho scritto in questo post proponendo qualche soluzione per semplificare e ridurre l’impatto del distanziamento nei ristoranti e al cinema. Non c’è motivo di distanziare i membri di una stessa bolla sociale affiatata, un gruppo familiare allargato, amici che si conoscono bene e che si frequentano regolarmente, colleghi di cui si conoscono bene le frequentazioni. Tavolate di 10 persone potrebbero essere sicure al loro interno purché siano distanziate da altri gruppi piccoli o grandi che non si conoscono e non si frequentano.

Questa mattina mia cognata mi ricordava che all’interno delle auto vige il distanziamento se i passeggeri non sono congiunti. Ieri, dovendo andare con una coppia di amici nella loro casa in campagna, avevano dovuto usare due vetture, una per ciascuna coppia, per poi passare la giornata insieme a casa loro. Non ci posso credere! Sicuro, abbiamo telefonato ai vigili ed hanno confermato che potevamo essere multati se avessimo viaggiato in quattro senza il distanziamento. Questa digressione mi serve per mostrare come norme utili e necessarie in un contesto in cui il blocco era totale e le auto servivano solo per spostamenti necessari e verificabili ora, con la fine della fase acuta e la libertà di spostamento anche per turismo, sono diventate inutile e ridicole, buone solo a disaffezionare il cittadino poco paziente.

Torniamo alla scuola. Perché una classe o un’intera scuola non potrebbe essere considerata una bolla sociale sicura? Se ho un plesso scolastico in un paesetto isolato, in una provincia in cui non emergono casi di contagio da settimane perché i bambini non potrebbero abbracciarsi e giocare liberamente quando sono a scuola? No caro Bolletta non stai considerando che i genitori lavorano anche fuori del paese, ci sono persone di passaggio, fornitori, turisti, il paesetto non è un sistema chiuso e protetto al cento per cento. Per questo una scuola che si comportasse come una bolla sociale dovrebbe essere ben protetta: all’ingresso ogni mattina si controlla la febbre e anche con poche linee il bimbo torna a casa finché la febbre non scompare. Stanno a casa tutti gli studenti con raffreddore o tosse. Non si tratta di una quarantena ma di una precauzione, di un preallarme che è superato non appena i sintomi sono scomparsi e nel territorio di riferimento non sono stati accertati nuovi casi di COVID-19.

Ovviamente scelte del genere, annullamento delle precauzioni del distanziamento all’interno della classe o all’interno di tutta la scuola, potrebbero essere prese con il consenso delle famiglie, dei docenti e degli organi collegiali. Rimarrebbe comunque necessario il lavaggio delle mani. Mi rendo conto che non sarebbe facile arrivare a una decisione del genere soprattutto se non si elimina il rischio di rivalse giudiziarie prese a posteriori. Ora sono tutti bravi a dire che la scuola in presenza va riaperta al più presto in piena sicurezza ma quanti funzionari, quanti dirigenti si assumeranno la responsabilità civile e penale per scelte che potrebbero essere dannose per i singoli e per la società? Occorrerà definire al più presto procedure formali il cui rispetto sia sufficiente per evitare di rispondere con il proprio patrimonio ad eventuali possibili danni per l’utenza. Altro che abolizione della burocrazia! Serviranno carte, verbali, certificazioni, ispezioni, pareri sopratutto in quei contesti in cui il consenso e la concordia non si riescono a costruire. Non invidio i dirigenti scolastici.

Dal centro occorreranno comunque alcune facilitazioni: l’aumento delle risorse con l’abbassamento del numero medio degli alunni per classe, ogni scuola potrà riformulare il proprio organico di fatto tenendo conto delle aule disponibili nell’edificio. Il ministero dovrebbe eliminare il limite massimo di assenze per la validità dell’anno scolastico proprio perché le assenze per motivi di salute sarebbero facilitate appena compaiono anche sintomi lievi.

Questa da me ipotizzata è una situazione felice in zone sostanzialmente libere dal virus ma chi ora deve pianificare il rientro dovrebbe prevedere anche soluzioni più rigide ed esigenti se la situazione diventasse più difficile e ripartisse anche in forma blanda il contagio. Dovrebbero essere già pronte studiate e collaudate anche organizzazioni delle scuole da zona gialla o da zona rossa cioè occorre prevedere nel dettaglio come si fa se il distanziamento e le mascherine dovessero essere reintrodotti e che cosa si fa se per un periodo più o meno lungo la scuola dovesse chiudere. In sostanza nel cassetto del preside dovrebbero esserci almeno tre cartelline con i piani operativi per tre livelli di sicurezza: verde, giallo e rosso per gestire al meglio la bolla della scuola.

4 risposte a "Bolle sociali a scuola"

    • Forse mi sono dilungato troppo in chiacchiere, per fortuna non devo decidere e non invidio chi è in trincea. Tutto dipende da questo periodo estivo, se il virus fosse realmente domato la riapertura sarebbe facilitata, altrimenti temo che ci sarà un po’ di caos alimentato anche dagli sciacalli che vogliono speculare per qualche voto in più. In generale avendo lavorato per 42 anni nella scuola sono certo che il sistema nella varietà delle sue parti saprà trovare soluzioni ragionevoli adeguate alla difficoltà del momento. Ma nulla sarà come prima.

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