Valutazione dei docenti

In queste giornate convulse in cui il Parlamento a passo di carica liquida una legge fondamentale di cui nessuno è convinto fino in fondo nemmeno i proponenti, osteggiata trasversalmente da coloro che ne sono direttamente coinvolti, in queste giornate in cui la rete è piena di prese di posizione un po’ disperate alla ricerca di un rimedio a una onda d’urto apparentemente inarrestabile, non riesco a estraniarmi a convincermi che ormai non sono della partita, non ne sono fuori.

Impotenza e preoccupazione perché ormai uno sconvolgimento degli assetti istituzionali e politici, solo pochi mesi fa impensabili, procede nella generale indifferenza o sottovalutazione del baratro in cui potremmo scivolare.

Oggi il telegiornale delle 13 era un bollettino di guerra, una Mogherini imbruttita e tesa che chiedeva di fare in fretta e un impettito segretario generale della Nato che prometteva forze militari per affondare le navi degli scafisti in Libia. Il servizio televisivo era agghiacciante, volti di giovani rifugiati disperati sovrapposti alle navi da guerra pronte a sparare, nazioni ricche che se ne fregano di chi scappa da guerre che la ricchezza dell’occidente ha preparato e causato. E poi le immagini di Palmira, di Bagdad, le scene delle distruzioni della guerra che si protrae da più di un ventennio, e poi il parlamento semivuoto che approva gli articoli della Buonascuola.

Le liste elettorali che imbarcano semidelinquenti alla faccia della legge Severino, l’obolo elettorale per il recupero della scala mobile delle pensioni alte, una confusione di idee, linguaggi, obiettivi, criteri … da far paura.

E in questo quadro il cronista riferisce che per attutire l’impatto del superpreside un emendamento della legge prevede che per la valutazione dei docenti ci sarà una commissione in cui saranno rappresentati anche genitori e studenti. Evviva, ora sì che va bene, abbiamo una soluzione democratica del problema.

La Buonascuola sta già producendo i suoi frutti: una tale babele di soluzioni contraddittorie non si era mai vista, tale da far dimenticare il vero oggetto del contendere, lo sgretolamento progressivo di ogni tessuto connettivo, di ogni elemento di riunificazione utile a sanare un corpaccione malato.

In questa confusione, i politici, i giornalisti, gli opinion maker lanciano ballon d’essai tanto per verificare da che parte tira il vento, quanto risentimento c’è in giro verso i docenti? quanto sono divisi al loro interno? che possibilità ci sono di precarizzare tutti sottoponendoli a verifiche periodiche? Il testo della proposta di legge, che pochi  hanno letto analiticamente ed attentamente, gli emendamenti che circolano in modo informale, consentono di diffondere le ipotesi più varie e di nevrotizzare il branco disperdendolo in tante direzioni per poterlo azzannare meglio.

Ripropongo le riflessioni che scrivevo nel  settembre scorso quando il documento governativo fu diffuso. La questione è: se i docenti devono essere valutati quale è il criterio per scegliere i migliori? come si procede in modo attendibile? quali sono gli effetti pratici di tale valutazione? Così scrivevo:

Ma allora tu caro Bolletta che faresti?

Niente, proprio niente se non ho chiarito meglio che scuola voglio. Per che cosa si dovrebbero aggiornare? solo per gli aumenti di stipendio? Solo da una radicale e chiara revisione, da una vera riforma nasce l’esigenza di un intervento formativo di massa sugli attuale addetti.

Per avere invece semplicemente della gente colta, aggiornata, sensibile, curiosa basterebbe pagarla un po’ meglio, ad esempio basterebbe che i docenti potessero scalare della dichiarazione dei redditi il costo dei libri come si fa con le medicine, basterebbe offrire proposte didattiche di qualità, niente pillole del sapere, ma occasioni che i docenti sono dispostissimi a pagare da soli.

Aumenterei il fondo di istituto, ricordo benissimo la scocciatura della contrattazione d’istituto, tuttavia era l’unico contesto formale e verificabile in cui la progettualità della scuola veniva messa alla prova ed in cui i singoli o i gruppi che intendevano fare di più e meglio si esponevano di fronte al collegio cercandone quella approvazione che si traduceva poi in risorse attraverso la contrattazione sindacale.

Abolirei il test oggettivo preselettivo nel concorso a dirigente scolastico e a dirigente tecnico. Nel concorso che feci io nel 2007 la preselezione veniva fatta sulla base di una graduatoria di merito e di servizio che, guarda caso, seguiva lo schema ora previsto per il portfolio dei docenti. Poteva essere perfezionata ma non ho capito perché è stata abbandonata. Le carriere da dirigente e da ispettore devono essere una prospettiva possibile per un docente più ambizioso e motivato e le prove di selezione devono incentivare proprio la qualità e l’impegno prestato lungo il corso della carriera. Insomma non si può parlare di carriere dei docenti senza dire una parola sul sistema di reclutamento della dirigenza scolastica.

Lascerei da parte il concetto di competizione ma adotterei quello di emulazione: la scuola deve diventare un contesto in cui si cresce tutti insieme, ci si aiuta, si scopre insieme, si condivide la sconfitta e il premio, si vive bene in pienezza. Una comunità di pari in cui il dirigente non giudica ma valorizza e crea per ognuno il giusto contesto per dare il meglio di se stessi. Un comunità in cui il renzismo sarebbe una malapianta da estirpare. Ma questo non si può decidere per legge.

Sono andato alla manifestazione di piazza del popolo del 5 maggio. C’era un slogan che ho trovato sgradevole: la buona scuola siamo noi.  Quasi la dimostrazione che Renzi ha ragione.

Va rifiutato il concetto di Buona scuola, si può chiamare laica, democratica, pubblica, severa, inclusiva, esclusiva, premiante, quel che volete voi, ma buona scuola non vuol dire niente, non può diventare un criterio di giudizio con cui selezionare e poi premiare i docenti o i dirigenti. In più chi si autoproclama  Buona scuola si autoassolve, si erge a modello in piena autoreferenzialità senza alcuna disponibilità a rispondere ad altri del proprio servizio. Brutto slogan.

Il renzismo, come tutti gli altri ismi di cui siamo riccamente forniti in questo sventurato momento, si basa sull’ovvietà del buon senso: loro sanno che la stragrande maggioranza dei cittadini non ha un buon concetto dei docenti, in ogni caso si pensa che potrebbero essere migliori, un po’ di frusta in mano ai presidi federali non dispiace a nessuno (federali, quelli con il fez vestiti di orbace).

I docenti si devono però rassegnare e devono rendersi conto che non è Renzi a introdurre questa nuova realtà: è da circa 15 anni che la scuola non è più una funzione dello Stato e in quanto tale autoreferenziale ma un sistema pubblico costituito da scuole statali e da scuole paritarie in cui la valutazione del servizio ha un ruolo regolatore generale.

In questi 15 anni abbiamo fatto come Bertoldo, siamo andati alla ricerca dell’albero.

Disse il re Alboino: I miei giudici ti hanno condannato a morte. Rispose Bertoldo: E’ giusto. Concedimi di scegliere l’albero cui sarò impiccato. Il re acconsentì. Allora Bertoldo si mise in viaggio per tutta l’Italia, per trovare un albero adatto. Ma non riuscì mai a trovarlo. E intanto Alboino pagava il viaggio e il mantenimento dei soldati che scortavano Bertoldo.

Ora nella cittadella assediata dai debiti, Alboino è stato sostituito da Renzuccio che vuol decidere velocemente l’albero.

A parte gli scherzi, e c’è poco da scherzare, è oramai ora che il tema della valutazione del servizio scolastico sia seriamente e scientificamente affrontato. Vedo in giro poche proposte sensate e poca sedimentazione di esperienze affidabili.

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