A cosa ha detto no?

Nel post precedente ho espresso il mio sentimento, la mia emozione rispetto alle scelte del Capo dello Stato. Cerco ora di soppesare il fatto dal punto di vista delle ragioni che lo hanno motivato e della sue conseguenze.

Ammetto che potrei essere di parte, date le premesse emotive e dato il clima teso di queste ore. Come al solito scrivo a caldo non per convincere nessuno ma per ricostruire una trama di ragionamento a futura memoria per me e per chi mi legge più o meno casualmente, sempre in cerca di obiezioni e controdeduzioni di chi vorrà aggiungere qualche commento.

Credo che il Presidente abbia agito seguendo due criteri uno di metodo e uno di merito.

La ragione di metodo

Ci sono dei fatti sicuri, quelli che le forze politiche hanno dichiarato, promesso, espresso nelle campagne elettorali nel tempo: i 5 stelle da sempre hanno promesso di aprire le istituzioni come scatolette di tonno, hanno promesso trasparenza e radicalità delle scelte in un processo di cambiamento che doveva riguardare non solo gli uomini, le forze politiche, ma anche le istituzioni, le autorità. Emblematica la vicenda dei vaccini, non ci sono autorità scientifiche, autorevolezze che contano, ciò che conta è l’individuo che decide in autonomia in base alle informazioni che ha, alle proprie convinzioni, alle proprie certezze. Il grillino tipo si informa, sa moltissimo di quasi tutto e su tutto ha soluzioni semplici e immediate. Questo individualismo dell’homo internettianus è molto vicino al liberismo individualista del centro destra e del leghismo, lì il riferimento è a una identità più tribale più circoscritta nel proprio paese, nelle propria regione nel proprio particulare economico ma se ci pensate bene le due mentalità sono molto vicine da questo punto di vista. No all’autorità.

Il contratto del cambiamento presupponeva che il rullo compressore del leghismo pentastellato spazzasse via il buonismo, il conformismo delle élite, le consuetudini delle caste e delle corporazioni e alla fin fine ogni struttura istituzionale che non volesse piegarsi al suo volere.

Questo rullo compressore doveva umiliare anche la presidenza della Repubblica asservendola ad una operazione trasformistica che avrebbe, per puri scopi di potere, creato una maggioranza ingestibile.

Con la sua scelta puntigliosa, Mattarella ha voluto riaffermare le sue prerogative almeno su un punto, forse simbolico, un solo ministro, ma neanche questo è stato possibile. Si badi bene, la gestione delle informazioni e delle indiscrezioni hanno reso visibile questo passaggio per cui se Mattarella avesse accettato Savona ne sarebbe uscito dimezzato con un governo che nasceva dimezzato. Ci voleva poco a capire che quel governo con quel molosso di Savona e due galletti litiganti non avrebbe superato la finanziaria e saremmo andati alle elezioni in primavera con una presidenza della Repubblica già da ora indebolita da un rospo andato di traverso.

La ragione di merito.

Può il presidente ostacolare la formazione di un governo espresso da una maggioranza parlamentare? Evidentemente no, non è nelle sue prerogative, è un atto politico illiberale, non rispettoso della volontà popolare, come ora dicono strillando i suoi detrattori.

Intanto va detto che, se i leghisti avessero messo un politico diverso da Savona ad esempio Giorgetti, il governo avrebbe già giurato. La realtà era che l’impuntatura delle due forze politiche denotava una intenzione non solo pericolosa, una provocazione diretta agli equilibri finanziari dell’Unione ma era la spia che questa era un finto accordo perché il castello di carte con un niente cadeva, come ha dichiarato ieri sera candidamente Giorgetti da Mentana. Quindi, sia chiaro, chi non ha voluto il governo Conte sono stati i due azionisti che volevano questo esito per giocare sul vittimismo e rigiocare subito nelle urne il tutto per tutto. Avventuristi.

Ma c’è un punto che rende accettabile la scelta di Mattarella, il puntiglio che ha scompigliato il gioco senza possibilità di tempi supplementari: l’elettorato non aveva affatto votato quello che era il nocciolo dell’accordo tra le due forze che alle elezioni si erano presentate l’una contro l’altra. In particolare i votanti 5 stelle avevano votato un Di Maio che era andato in giro nelle piazze finanziarie e politiche europee per assicurare l’assoluta fedeltà all’euro e all’Europa, il centro destra aveva fatto professioni di europeismo da parte di almeno una forza che aveva comunque lucrato nella coalizione molti posti nei seggi uninominali. Mi direte che nel contratto non si dice che si vuole uscire dall’Europa e dall’Euro, vero, ma allora perché Savona con il suo piano B diventa il perno irrinunciabili di un governo del cambiamento che avrebbe introdotto così tante incertezze da portare a scelte di cui gli elettori non erano affatto consapevoli.

Non possiamo ritenere un attacco alla democrazia un scelta che prevede nuove elezioni tra pochi mesi.

Salvini dice che Mattarella non si libererà di lui e che dovrà ingoiare il rospo. Certo, penso che se questa volta non ci saranno furbizie e inganni, se la campagna sarà chiara e limpida e se i cittadini voteranno per una chiara maggioranza antieuro e antieuropa il presidente dovrà accettare una chiara volontà popolare espressa validamente e si inchinerà alla volontà del popolo.  Ora ha tenuto la schiena diritta di fronte ad un inciucio di due forze che davanti agli elettori si sono fatte la guerra e che ora producono un aborto deforme che non corrisponde alle scelte consapevoli degli italiani.

Qualcuno mi potrebbe obiettare che in una democrazia rappresentativa il Parlamento può costituire maggioranze nuove e adattare le scelte alle contingenze e quindi poco importa se un partito non segue scrupolosamente il suo mandato. Vero. Ma avete visto un dibattito parlamentare in questo frangente? abbiamo visto solo due giovani esagitati che in un delirio di onnipotenza credevano di governare la terra sulla base di un sacro testo che un ristretto numero di adepti aveva scritto.

Ed ora cosa succede? Nessuno lo sa, succede quello che poteva succedere comunque alle prime dichiarazioni del governo abortito, quello che sarebbe successo se i due avessero litigato, quello che sarebbe successo se avessero deliberato di sforare di 100 miliardi il bilancio dello Stato dei prossimi anni. Il vantaggio è che suona un forte campanello di allarme dopo le illusioni ottiche del renzismo, le balle dei populisti di ogni versante, le velleità dei puri  e duri. Certo potrebbero essere lacrime e sangue ma continuerò a pensare che la colpa non sarà stata di Mattarella ma di un paese che rifiuta le proprie responsabilità.

segue

3 risposte a "A cosa ha detto no?"

  1. questa difesa di Mattarella la trovo invece proprio sbagliata, caro Raimondo: se Mattarella avesse agito con le motivazioni che hai dato tu alle scue scelte, sarebbe certamente uscito dal quadro dei suoi poteri, dato che non ha potere di indirizzo politico, e le critiche che gli muovono i nostri Dioscuri esagitati sarebbero giustificate.

    Mattarella ha semplicemente posto, come ha lui stesso dichiarato in modo lineare, il problema della opportunita` di far pensare, con la scelta di Savona, che l’Italia volesse uscire dall’euro, anche se questo non era scritto nel Contratto sottoscritto dai duumviri.

    tutto qui: ricordava D’Alema, per esperienza vissuta, che sempre i presidenti della repubblica hanno svolto, con discrezione, questo ruolo nella scelta dei ministri, che e` finito ad agitare le piazze perche` al rozzo ma determinato Salvini fanno oramai comodo nuove elezioni per relegare i 5Stelle di nuovo all’opposizione.

    qualcuno ha pensato ai travasi di voti con Fratelli d’Italia che Salvini avrebbe subito al governo con Di Maio?

    lui si`.

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