Non possiamo dimenticare

La discussione sulla flat tax e il ritorno in campo di Tremonti, l’aggressività della Lega, il ritorno del trio Berlusconi, Salvini, Meloni mi riportano a ricostruire certi passaggi politici che hanno segnato questi anni e che ho già riproposto seppur sinteticamente nel post Agenda 2013, 2018, 2022 e seguenti.

Scripta manent anche se impresse sulle nuvole di un blog. Sono andato a rileggere vecchi post del 2013 in cui la fine del governo Monti segnava anche la fine dell’esperienza del governo Berlusconi Salvini Meloni. Quella transizione fu immediatamente contestata attraverso una lunga propaganda vittimistica che imputava all’establishment economico europeo e capitalistico la fine ingloriosa di quel governo Berlusconi&S&M.

Ripropongo ai miei lettori la lettura di alcuni post di quei mesi di campagna elettorale perché l’analogia con la situazione attuale è a dir poco agghiacciante.

 10 GENNAIO 2013 

Ricordare cosa hanno fatto! 

Per fortuna che c’è l’On. Brunetta che ristabilisce la verità. Questa è una agenzia di ieri:

(ASCA) – Roma, 9 gen – ”Al professor Monti, al Presidente del Consiglio dimissionario Monti, al Senatore a vita Monti, al candidato, non si sa bene a cosa, possibilmente a tutto, Monti, che nel corso della trasmissione televisiva ‘Checkpoint’ ieri ha affermato di aver aumentato le tasse perche’ alcuni irresponsabili avevano portato l’Italia verso il precipizio, ricordiamo che nel 2013 l’Italia raggiungera’ il pareggio di bilancio grazie all’opera di consolidamento dei conti pubblici svolta per l’80% dal governo Berlusconi e solo per il 20% dal governo tecnico. Dal 2008 al 2011, infatti, il primo ha varato 4 manovre aventi effetto cumulato, fino al 2014, di 265 miliardi di euro. Mentre il decreto cd. ‘Salva-Italia’ del governo Monti avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, e si è reso necessario a causa del peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011. I dati sono della Banca d’Italia”. Lo dichiara Renato Brunetta, responsabile dei dipartimenti del Pdl. ”Ricordiamo, inoltre, allo smemorato o distratto Monti, che se oggi l’Italia si pone come il paese più avanzato in Europa dal punto di vista del controllo dei bilanci, questo è perché già con il governo Berlusconi l’Italia aveva approvato il Six Pack e la riforma dell’art. 81 della Costituzione. E questo ha reso possibile, durante il governo tecnico, l’approvazione da parte del Parlamento della relativa riforma costituzionale e del Fiscal Compact. Forse al candidato Monti e’ sfuggito, ma nelle ultime settimane del 2012 e’ stata approvata dal Parlamento anche la Legge rafforzata che qualifica i vincoli derivanti dall’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. Di che cosa stiamo parlando? Professor Monti, Presidente Monti, Senatore Monti, candidato Monti, siamo seri. Per amor di patria”, conclude il deputato del Pdl.

Dunque la stretta fiscale che ha drenato soldi dalle tasche degli italiani al punto di danneggiare la stessa produzione, riducendo i posti di lavoro è in larga parte merito del governo Berlusconi (lo dice Brunetta!), dal 2008 fino al 2014 il governo di destra di Berlusconi ha deciso leggi che hanno prelevato e preleveranno 263 miliardi mentre Monti ne preleva 63 miliardi. Si potrebbe dire che Monti sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ma con che faccia questi signori ora si presentano promettendo riduzioni fiscali per animare un’economia che in 4 anni essi hanno tramortito consentendo una diffusa evasione e riducendo forzosamente i servizi pubblici a vantaggio dell’imprenditoria privata?

Ora Tremonti fa lo spavaldo e il provocatore diffondendo i moduli per il rimborso IMU ma finché è stato al Tesoro ha tenuto ben stretti i cordoni della borsa, ha bloccato per tre anni la contrattazione sindacale del pubblico impiego riducendone il potere di acquisto, non ha posto limiti agli sprechi delle consulenze, agli accordi sottobanco (complici i sindacati) per esodi milionari di intere categorie di cui si parlava poco se non fosse arrivata la Fornero con la sua riforma che ha rotto le uova nel paniere, Tremonti ha applicato virtuosismi da raffinato commercialista per abbellire i bilanci con proposte che per fortuna non sono passate ma che in altri paesi hanno provocato disastri più gravi dei nostri.

quel Tremonti è lo stesso che ora, 2022, propone l’azzeramento della tassazione sui consumi energetici e la flat tax

Quindi, sempre stando a quanto dice Brunetta, la maggioranza uscente B&S&M, votata perche aveva promesso l’abbassamento delle tasse, le ha aumentate, ha dovuto subire, ma la colpa è di qualcun altro, un tracollo in borsa dei valori delle aziende quotate, ha aumentato in valori assoluti e percentuale il debito pubblico, ha annullato l’avanzo corrente realizzato dall’ultimo governo di centrosinistra di Prodi, ha visto la riduzione del PIL e il distacco dell’Italia dai paesi più dinamici dell’Europa ….

è vero, c’era stata la crisi del 2008, ma l’Italia sotto il governo di centrodestra aveva segnato il passo rispetto agli altri paesi europei che avevano reagito meglio

Ma basta affermare con determinazione e ostinazione, ripetere in tutti i talk show il contrario e gli smemorati torneranno a credere che riducendo le tasse si tornerà a crescere, a guadagnare, a lavorare, a festeggiare. Magari avendo in tasca la cara vecchia liretta o, perché no ,un bel marengo d’oro della macroregione padana.

nel 2022 al fondo questa è la logica della destra: meno tasse più sviluppo, più ricchi più ricchezza

10 GENNAIO 2013

Meriti e colpe

Riprendo la dichiarazione di due giorni fa dell’on. Brunetta perché è un ottimo esempio del metodo seguito: buttarla in caciara, contando sull’ignoranza o l’approssimazione delle informazioni diffuse mediaticamnete.

Dice Brunetta:

‘Ricordiamo, inoltre, allo smemorato o distratto Monti, che se oggi l’Italia si pone come il paese più avanzato in Europa dal punto di vista del controllo dei bilanci, questo è perché già con il governo Berlusconi l’Italia aveva approvato il Six Pack e la riforma dell’art. 81 della Costituzione. E questo ha reso possibile, durante il governo tecnico, l’approvazione da parte del Parlamento della relativa riforma costituzionale e del Fiscal Compact. Forse al candidato Monti è sfuggito, ma nelle ultime settimane del 2012 è stata approvata dal Parlamento anche la Legge rafforzata che qualifica i vincoli derivanti dall’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. Di che cosa stiamo parlando? Professor Monti, Presidente Monti, Senatore Monti, candidato Monti, siamo seri. Per amor di patria”.

Il pareggio di bilancio nel 2013 sarebbe a suo dire merito di Berlusconi perché è Lui che ha preso l’impegno in Europa come anche gli altri impegni concordati con la commissione e la BCE per sfuggire dalla tempesta finanziaria che incombeva. Il piccolo particolare è che il nostro eroe prendeva impegni e poi non faceva i compiti a casa dicendo che Fini aveva tradito, che Napolitano tramava e che i giudici gli facevano perdere tempo. La realtà è che per tutto il 2011, in cui il crack sistematico della borsa rifletteva il fallimento delle politiche economiche del suo governo, con la perdita della maggioranza effettiva in parlamento tamponata con un po’ di transfughi dall’IDV e da altri partitini, Berlusconi accumulava brutte figure nei summit portando alla maestrina Merkel giustificazioni fasulle. Messo alle strette e tornato a Roma fece due consigli di ministri straordinari per decidere quello che voleva l’Europa ma la Lega non accettò. Berlusconi fece allora il famoso e ‘generoso’ passo indietro.

Con 200 miliardi di Btp in scadenza e da rinnovare, Napolitano applicò quanto prevede la Costituzione, cercò una nuova maggioranza in Parlamento. Il Centro aveva già dichiarato la sua disponibilità a votare con la Destra per approvare l’amara ricetta europea purché ci fosse discontinuità sul nome del presidente del consiglio e parallelamente Monti tirò fuori la sua formula politica: la ricetta era molto amara, allora occorreva somministrarla a dosi progressive  bilanciando il danno, scontentando simmetricamente le due componenti sociali che si identificavano con i due poli politici, destra e sinistra. La sinistra di Bersani preferì assumere su di sé il rischio di perdere il vantaggio elettorale rispetto al rischio di un aggravamento della crisi finanziaria ed economica.  Accettò il nome di Monti, uomo della Bocconi, editorialista del Corriere, consigliere di alto livello dell’establishment capitalista. Il governo Monti e la sua strana maggioranza ha realizzato quanto Berlusconi aveva solo promesso, cioè ha realizzato gli impegni di Berlusconi. Ora Berlusconi (elezioni 2013) torna ad allearsi per mera convenienza di potere con la Lega che l’aveva umiliato e mandato in minoranza, rinnova pari pari le promesse di 5 anni fa e spera nella memoria corta degli italiani …. o forse comincia, data l’età, a dimenticare questi particolari e si confonde con quanto prometteva 20 anni fa … lo capisco, anch’io devo leggere sempre più spesso l’agenda perché dimentico appuntamenti.

11 GENNAIO 2013 

Una farsa tragica 

Ho seguito lo show Berlusconi-Santoro-Travaglio. Servizio Pubblico è una trasmissione che non vedo quasi mai, come ho già scritto, evito accuratamente il genere.

In molti momenti sono stato a disagio, mi è sembrata una cattiveria infierire ed umiliare una persona a tratti visibilmente in difficoltà.  Non ho mai stimato o amato Berlusconi ma nel bene o nel male è entrato nel mio immaginario più profondo in 20 anni di consuetudine mediatica.

Mi è dispiaciuto vederlo mentre ricordava che era vecchio e forse sordo, che non era più quello di una volta, mi è dispiaciuto vederlo leggere  un testo seguendo la riga con il dito come quando leggevamo alle elementari e la maestra ce lo impediva.

Mi è dispiaciuto constatare il livello infimo dei suoi collaboratori che gli preparano un compitino illeggibile con la lista lunghissima di sentenze che concernevano Travaglio.

Mi è dispiaciuto vedere che è un superficiale dalla pacca sulla spalla, che va ad un appuntamento simile con un po’ di fogli di carta leggiucchiati in macchina durante il percorso.

Mi è dispiaciuto constatare la sua solitudine dopo 20 anni di potere, gli rimangono i suoi alleati leghisti che l’hanno dileggiato fino a ieri per poi ricattarlo ora, gli alleati di qualità se ne sono andati e li qualifica come le peggiori persone che ha conosciuto. Un vero disastro che con la forza della disperazione e dell’orgoglio ha contrastato come un leone ferito.

nel 2022 i suoi lo hanno indotto a interpretare una triste sceneggiata, quella del programma in pillole in cui nonostante i tagli delle immagini è esposto a un crudele carosello di una persona ormai molto anziana

Sono atterrito dall’idea che numerosi miei connazionali, forse addirittura la maggioranza, possano farsi ancora incantare da uno che dopo queste sconfitte rivuole il potere, anzi più potere per potersi finalmente liberare di questa Costituzione che non consente di governare come avrebbe voluto.

ora gli basta un seggio in Senato e forse alla presidenza se i suoi saranno in maggioranza

12 GENNAIO 2013 

Giochetti mediatici

Non si capisce mai bene se gli sprovveduti ci fanno o ci sono.

La rete è invasa da post riguardanti lo sgambetto subìto da Grillo nella fase di deposito dei simboli per le prossime elezioni. Un giovanotto ha depositato prima di lui un simbolo quasi identico al suo per cui lui rischia, per rispettare l’ordine di precedenza di dover cambiare il suo! Naturalmente tutti a gridare allo scandalo e al piccolo golpe come se forze oscure siano lì a minacciare questo nuovo e splendido movimento mandato da Dio a salvare la nazione. La guerra dei simboli è vecchia quanto la storia delle elezioni, non per niente Grillo aveva fatto nottata per poter presentare tempestivamente il proprio simbolo. Naturalmente, dato l’altissimo numero di formazioni e simboli presenti sulla scheda, educare il proprio elettore a scegliere correttamente costa molti soldi. Quando non c’era la televisione, il paese veniva inondato da foglietti facsimile della scheda con la preferenza  segnata perché l’elettore memorizzasse sia il simbolo sia la posizione nella scheda. Ci fu un periodo in cui chi votava a sinistra aveva sulla scheda tre o quattro simboli recanti la falce e il martello e allora doveva cercare il libro o il garofano se voleva scegliere correttamente. La confusione regna sotto il cielo della democrazia.

Per Grillo questo è un grosso problema perché se vuole superare il 10% deve uscire dall’ambito di internet in cui i messaggi non costano, anzi rendono, dovrà stampare manifesti, depliant, volantini tutte cose che costano tanto e che lo assimilerebbero ai politici che vuole estirpare dalla faccia della terra. Ma forse è meglio rimanere con una piccola pattuglia di guastatori che danno il buon esempio restituendo il 70% dello stipendio come stanno facendo i consiglieri siciliani, controllano dall’interno la macchina dello stato e delle decisioni politiche e non si sporcano troppo le mani assumendo la responsabilità di scelte che inevitabilmente saranno difficili e pesanti. Quindi, occupare spazi giornalistici ingigantendo il problema, facendo la vittima e bucare lo schermo prendendo affettuosamente per il bavero il giornalista che lo intervista e poi abbracciandolo calorosamente. Io ci ho visto molta violenza dissimulata.

A proposito di giochetti mediatici: è capitato anche a voi di ascoltare sulla metropolitana o sull’autobus o nella fila alla posta qualcuno che telefona e che ad alta voce esprime giudizi politici, fa analisi raffinate e commenta i fatti del giorno? Forse dipende dal fatto che al telefono abbiamo perso il senso del pudore e della privacy, temo che possa anche essere un nuovo tipo di influencer che diffonde sentimenti e convinzioni che si radicano nel compagno di viaggio sonnecchiate che sta accanto.

Il vittimismo imperante

Riflettendo su queste ore concitate in cui si stanno chiudendo le liste dei papabili, in cui o la va o la spacca per moltissimi che potranno cambiare radicalmente il loro tenore di vita,  in cui con una piccola goccia si può far traboccare il vaso, in cui una sfumatura di giallo potrebbe essere decisivo per aprire come scatole di sardine le istituzioni, in cui la fuffa prende il sopravvento, mi sembra che il tratto distintivo che accomuna le varie strategie e i vari atteggiamenti dei singoli e delle comunità sia il vittimismo.

Grillo si lamenta perché qualcuno gli ha scippato il logo, Berlusconi perché lo hanno costretto a salvare l’Italia quando voleva costruire ospedali per i poveri, Bersani perché Monti si è messo di traverso, Monti perché Fassina e Vendola vogliono riaprire la borsa, i giovani perché non hanno futuro, i proprietari perché devono pagare l’IMU, i leghisti perché devono pagare le tasse, gli italiani perché questi immigrati ci portano via il lavoro … insomma comunque ti giri, accendi la televisione, leggi un giornale, vai in autobus, telefoni ad un amico è tutta una lamentela, anche le stagioni non sono più quelle di una volta.

Se militi in un partito parli male del segretario, se lavori in una scuola ti lamenti del preside o degli studenti o del collega, se ti godi una pensione e non hai nulla da fare ti lamenti della lunghezza della fila alla posta.

Ma la lamentela, almeno nel mio contesto di vita, fa fino, alimenta la conversazione soprattutto dà identità. Ecco allora le strategie elettorali dei partiti e dei leader nascenti, lamentiamoci di qualcosa che coincida con l’insoddisfazione degli elettori. A poche promesse e a povere visioni del futuro corrispondono geremiadi sistematiche che terrorizzano e alla lunga deprimono.

Sì, anch’io ora mi sto lamentando!

15 GENNAIO 2013 

La prova della soglia

Confesso che sono un po’ sconfortato da questa battaglia elettorale. Tutto sembra riducibile all’abbassamento delle tasse. Anche coloro che sanno che esiste il fiscal compact e il pareggio in Costituzione cercano di rassicurare  il proprio elettorato sostenendo che ci sarà un vantaggio fiscale a scapito di fantomatici ricchi che dovranno pagare di più. Ma chi sono i ricchi? Gerard Depardieu, Brigitte Bardot, Lapo Elkan  i super manager delle banche e pochi altri. Al diavolo i ricchi dice Vendola.

nel 2022 le cose sono cambiate, abbassiamo le tasse ma solo a certe categorie e ai ricchi perché così investono e creano lavoro

Ma qual è la soglia sotto la quale si potrà star tranquilli? anzi si può sperare di pagare di meno? Questo non riesco a capirlo. Su questo punto vedremo se Bersani ha la stoffa dello statista e avrà il coraggio di dire esattamente come farà la patrimoniale e se la farà. Se sarà chiaro, convincente ed onesto, anche se chiederà sacrifici, potrà vincere alla grande perché Monti ha bruciato in poche settimane il suo carisma da statista dimostrando di sottostare alle lusinghe del potere. Monti ha lasciato libero quel 40% di cittadini che lo ha appoggiato quando aveva il bisturi il mano, perché ora dice che è tutta colpa di Berlusconi. Sì è vero, l’ho rimarcato anch’io in un mio post, ma uno statista dovrebbe dire che anche Berlusconi ha alzato le tasse perché la realtà lo richiedeva e per evitare guai peggiori. Chi ha il coraggio di dire chiaro, a rischio di impopolarità, che i debiti vanno pagati, che per avere reddito occorre lavorare e che il lavoro non arriva come manna dal cielo, soprattutto quello qualificato.

Una battaglia elettorale fu persa perché il centrosinistra di allora fu poco chiaro e fu titubante sulla soglia a cui applicare la tassa di successione e quella volta se non ricordo male  Bertinotti e Prodi si impapocchiarono nelle tribune elettorali in televisione perché non avevano chiaro in testa il vero ordine di grandezza delle cifre di cui si parlava.

Ieri sera, a Piazza Pulita, si è forse ripetuta la stessa scena. In un balletto di cifre, con la giornalista di Repubblica che ripeteva ovvietà insulse fuori dal contesto della discussione, il direttore di Libero Belpietro butta là una soglia di reddito annuo medio, un reddito che corrisponde a un livello di vita medio: 100.000 euro. Il conduttore  in studio Formigli ha un piccolo sussulto ma, visto che gli ospiti stanno zitti o al massimo fanno una piccola smorfia, lascia passare la cosa. Dopo la pausa pubblicitaria, in cui evidentemente avevano discusso, Formigli dice che sì in fondo se si tratta di un monoreddito, tolte le tasse si riduce a circa 4000 euro netti e si può considerare un reddito medio. Non mi pare che Vendola abbia avuto un vero sussulto, in effetti nel giro dei politici quella soglia lì è un livello medio basso. Ma tra i lavoratori dipendenti è un reddito stratosferico: metalmeccanici, giovani laureati, docenti di scuola secondaria, piccoli commercianti, poliziotti, carabinieri sono abituati a vivere con molto meno. Io come preside, e mi sentivo ricco, prendevo circa 2.500 euro al mese, altri più anziani di me arrivavano a 3000 e avevamo responsabilità su bilanci e su persone da far tremare i polsi.

Vendola ha perso una battuta e un’occasione per fare chiarezza per uscire dalla retorica dei giri di parole, per dire pane al pane e vino al vino.

Se siete arrivati sin qui a leggere complimenti, mi aspetto ora qualche commento! Non trovate che ora in queste elezioni stiamo vivendo un lungo deja vu, quasi un incubo?



Categorie:Elezioni politiche 2022, Politica

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